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Non abbiamo più voglia di pagare il conto dell’operato di un’Unione europea strabica.

Ad affermarlo è Luigi Scordamaglia presidente di Filiera Italia, sul pericolo dazi che arriva dagli Usa. “Una scure che rischia di abbattersi sul 50% del nostro export verso gli Stati Uniti mettendo in pericolo olio, formaggio e vino, le nostre eccellenze e che potrebbe causare una perdita fino a 2 miliardi di euro”, denunciano i responsabili della nuova organizzazione che riunisce il meglio della produzione agroalimentare del Bel Paese, oltre cinquanta marchi che distinguono le eccellenze italiane, insieme a Coldiretti.

Ancora una volta, l’Unione Europea, per una scelta già in passato definita illegale dal Wto – dice Scordamaglia riferendosi agli aiuti economici su Airbus considerati colpevoli di non favorire la Boeing – avvantaggia i soliti noti, Francia, Germania, e Regno Unito, facendo però pagare il conto al nostro Paese ed al nostro agroalimentare in particolare. Paese verso cui la Commissione ha sempre avuto al contrario un atteggiamento rigidissimo in materia di aiuti di stato (ricordiamo da ultimo la condanna della Commissione da parte della Corte di Giustizia europea sul divieto di salvataggio di alcune banche italiane)”.

Non ci resta che sperare che si tratti solo di un avvertimento Usa preventivo – conclude Scordamaglia – e la vicinanza fra l’annuncio di Trump e la stipula degli accordi Cina-Ue lo lascerebbe intendere”.
Nel mirino del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha annunciato nuovi dazi sui prodotti europei per un valore di 11 miliardi di dollari, è finita circa la metà degli alimentari e delle bevande made in Italy esportate in Usa dove, nel 2018, si è registrato il record di valore di 4,2 miliardi (+2%).

Lo segnala la Coldiretti che ha inaugurato al Vinitaly, il 5 aprile scorso, una mostra ovvero una “cantina degli orrori” sugli effetti della black list stilata dall’amministrazione statunitense nei confronti dei prodotti europei. A rischio sono infatti i vini tra i quali il Prosecco e il Marsala, formaggi come il pecorino (tra cui il Pecorino Romano, colpito da una dura crisi a causa della discesa dei prezzi del latte sardo), ma anche l’olio di oliva, gli agrumi, l’uva, le marmellate, i succhi di frutta, l’acqua e i superalcolici tra gli alimentari e le bevande colpite. Con i dazi – spiega la Coldiretti – aumenterebbero i prezzi dei prodotti italiani sul mercato americano e sarebbero più competitive le falsificazioni ottenute sul territorio statunitense e quelle provenienti da Paesi non colpiti dalle misure di Trump. Basti pensare che il 99% dei formaggi di tipo italiano in Usa sono in realtà realizzati in Wisconsin, California e New York, dal Parmesan al Romano senza latte di pecora, dall’Asiago al Gorgonzola fino al Fontiago, un improbabile mix tra Asiago e Fontina.
Ma i prodotti che “suonano all’italiana” riguardano tutte le categorie merceologiche come l’olio Pompeian made in Usa, i salumi più prestigiosi, dalle imitazioni del Parma e del San Daniele alla mortadella Bologna o al salame Milano, senza dimenticare i pomodori, come il San Marzano che viene prodotto in California e venduto in tutti gli Stati Uniti. Nello stand di Coldiretti sono stati esposti dal Bardolino argentino nella versione bianco e rosso con tanto di bandiera tricolore al Barbera bianco e il Chianti fatto in California, il Marsala sudamericano e quello statunitense.

Un rischio concreto che riguarda anche il Prosecco che guida la classifica dei vini italiani più taroccati con le imitazioni diffuse in tutti i continenti dal Meer-secco al Kressecco, dal Semisecco e al Consecco, ma è stata smascherata le vendita anche del Whitesecco e del Crisecco. A spingere i tarocchi – denuncia Coldiretti – sono anche le opportunità di vendita attraverso la rete dove è possibile acquistare da aziende anglosassoni pseudo vino ottenuto da polveri miracolose contenute in wine-kit che promettono in pochi giorni di ottenere le etichette più prestigiose come Chianti, Valpolicella, Frascati, Primitivo, Gewurztraminer, Barolo, Verdicchio, Lambrusco o Montepulciano.


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