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La ristorazione valdostana non è tra quelle più celebrate. Colpa, troppo spesso, degli chef o della totale incapacità di comunicare dell’intera regione

Ma se si ha la pazienza di superare questi ostacoli si possono scoprire realtà sorprendenti dove val la pena di fermarsi ad assaggiare piatti della tradizione o rielaborati.

Ad Ayas Champoluc, ad esempio, è il caso di concedersi una sosta all’Atelier Gourmand, proprio alla partenza degli impianti di risalita

Meglio arrivarci fuori stagione, quando il locale non è affollato di sciatori dell’Europa del Nord che ordinano una tristissima pasta in bianco annaffiata di Coca Cola. Ma anche in alta stagione si possono tranquillamente ignorare le proposte per stranieri – dalle lasagne alla pasta all’arrabbiata – per puntare invece sulla cucina tipica di questo ristorante guidato con competenza da Mario Maero e Maura Calabresi.

Spesso le proposte più interessanti sono quelle al di fuori della carta, con piatti del giorno che rispecchiano la stagione o forniture improvvise

Non è un locale per vegani, anche se una insalata può sempre essere preparata. Però la forza dell’Atelier Gourmand è nei piatti a base di carne, che si tratti di cervo o di cinghiale, di foie gras o di petto d’anatra.

Se è in carta, non bisogna assolutamente perdere il teteun, la mammella di vacca presentata su un letto di patate.

E poi la polenta, che in montagna non può mai mancare, presentata da sola, meglio se “concia”, o come accompagnamento di carni e funghi.

Molta tradizione e poche contaminazioni

Tutt’al più versioni valdostane e piemontesi di piatti delle Alpi orientali. Ma per il resto è, finalmente, cucina tipica con sapori autentici. A partire dagli affettati degli antipasti per proseguire con la zuppa valpellinense per poi terminare con dolci fatti in casa.

Il tutto accompagnato da ottimi vini, sia del territorio sia italiani e stranieri, consigliati da Maura che è anche sommelier abile e curiosa, in grado di proporvi viaggi interessanti tra i vini bianchi e rossi della Valle.

I prezzi sono medi per i livelli italiani il che significa bassi per le abitudini valdostane.

Photo credits by Maria Infantino


Le opinioni dei lettori
  1. Luigi Giudici   On   21 marzo 2018 at 7:42

    Avete ragione da vendere vengo a Champoluc dagli anni 70 sotto la scalinata della ovovia vecchia non vi era nulla Mario proprietario dell’atelier faceva delle crep al cioccolato buonissime fuori dal bar Alpino ciao a tutti

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