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Quasi una provocazione quella che la Cantina Gnavi di Caluso ha lanciato con la scelta del nome per il suo vermouth bianco: Don Guglielmo 1918. Nessun riferimento alla mafia, nel 1918 non si era ancora insediata in Canavese.

Don Guglielmo era un sacerdote ucciso e fatto a pezzi in quell’anno a Torino. Una storia truculenta. Invece il nuovo vermouth è un’esplosione di freschezza e di aromi.

Ottenuto esclusivamente con vino Erbaluce Docg, annovera tra le spezie e le erbe l’assenzio, l’achillea, il sambuco, il coriandolo, la menta, il pepe, lo zenzero, il dittamo, l’arancia, il pompelmo. Il risultato è sorprendente, decisamente diverso rispetto al classico vermouth torinese a cui si è abituati, compreso il bianco. Ed a seconda della temperatura a cui viene servito, il Don Guglielmo sprigiona sentori molto differenti ma sempre in perfetto equilibrio.

Ed il vermouth va anche a completare la gamma di prodotti della cantina calusiese a base di Erbaluce, un vitigno che vede forse la sua antica origine nel Mediterraneo prima di diventare caratteristico di questa parte del Piemonte. Già i romani brindarono con l’Erbaluce per festeggiare la vittoria sui Salassi (ottenuta con l’inganno, ma questa è un’altra storia). Ed ancora precedente è la leggenda sullo sviluppo del vitigno in Canavese, dalle lacrime della dea Alba Luce, figlia del Sole e dell’Aurora.

Quanto alla cantina Gnavi, l’origine è ottocentesca, allorché la famiglia alternava la produzione agricola con la fabbricazione di carri. Carradori, più che carrozzieri. Ma sempre pronti a sperimentare, ad esempio con l’utilizzo di cavalli arabi per il tiro, al posto dei tradizionali cavalli più massicci ma meno veloci.

Abbandonata la costruzione dei carri, ora Carlo e Giorgio Gnavi si dedicano al vino. Proponendo il classico Erbaluce Cav. Giovanni, la versione spumante (metodo classico millesimato brut e pas dosé) Turbante, il passito riserva Revej. Ed ora anche il vermouth.

Ma Giorgio Gnavi crede anche nella promozione del territorio attraverso la collaborazione e le sinergie, un obiettivo non sempre facile da raggiungere in Canavese. Lui, però, insiste e nelle presentazioni dei suoi vini coinvolge altre aziende del territorio che operano in settori complementari. Dal cioccolato Giordano all’azienda Boetto di Pont Canavese che si dedica alla lavorazione delle carni, dei salumi ma che alleva anche trote commercializzate nella versione affumicata.

Senza dimenticare il ristorante Jardin fleuri di Romano Canavese, dove l’ottima cucina del territorio assume a volte aspetti orientali. Mentre un piano del ristorante è stato trasformato in una sorta di piccolo museo dell’arredamento in stile Art Nouveau.


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