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La proliferazione di ristoranti pseudo giapponesi ha rovinato non poco l’immagine di una cucina che è invece ottima, di alto livello, leggera e saporita. Una cucina che si può ritrovare al Koi Restaurant di Torino.

Locale raffinato che già nell’arredamento e nella scelta di piatti e bicchieri fa comprendere che non ci si trova in una di quelle tristi realtà del genere “all you can eat”.

Ad averlo voluto sono stati due giovani cinesi, Leo e Valentina Hu, marito e moglie. Coadiuvati da 18 persone che devono far fronte alle richieste di 120 coperti suddivisi tra due sale. Cinesi, filippini, italiani ed un egiziano compongono la brigata guidata dallo chef Jacopo Zhang che ha trascorso 8 anni a Sapporo per imparare i segreti della cucina nipponica, a partire da Sushi e Sashimi. D’altronde quella del maestro del Sushi è un’arte, che va appresa con impegno e costanza. Un’arte quasi esclusivamente maschile e non per una sorta di maschilismo giapponese bensì, semplicemente e per la tranquillità delle femministe occidentali, per un problema di differente temperatura delle mani.

Le proposte di Koi (il nome ha un duplice significato: carpa e amore) non sono però limitate ai due piatti simbolo della cucina giapponese in versione italiana. E in onore alla provenienza dei titolari nonché al territorio italiano, la cucina è fusion, andando a recuperare anche sapori nostrani.

Si può iniziare, ad esempio, con un mix Kobachi Terra-Mare dove il riccio di mare convive con l’uovo di quaglia e con la salsa Ponzu al profumo di tartufo, o dove la tempura di gamberoni si sposa con la crema di formaggio, il salmone flambato e la salsa Teriyaki. O ancora gli scampi scozzesi con caviale Oscietra, la foglia di Shiso e la salsa Yuzu al wasabi.

Le capesante vengono abbinate all’avocado ed al mandarino, i gamberoni di Mazara del Vallo compaiono in varie combinazioni a partire dai Roll, le materie prime arrivano anche da Australia ed Alaska, sempre alla ricerca della qualità assoluta. Affidata poi alla brigata di cucina, tutta con almeno qualche mese di esperienza in Giappone.

Alla sera si cena alla carta oppure scegliendo uno dei due menu (a 40 e 60 €) che permettono ai cuochi di sfoggiare la loro arte e variare le proposte a seconda dell’estro e del mercato. Il tutto accompagnato da una ampia scelta di ottimi vini. A pranzo sono previste formule da 10 a 16 € ed è sempre prevista la possibilità di richiedere cibo da asporto.

La pasticceria, curata da Valentina, fa ampio riferimento alla tradizione italiana senza scordare il lontano Oriente. E non va dimenticata la selezione di sakè che permette di scoprire un mondo di declinazioni e sapori. Gli italiani in genere preferiscono gustarsi il sakè a fine pasto, ma Leo è convinto di convincerli, gradatamente, a sceglierlo per accompagnare l’intero pasto.

Quanto al servizio, gentile e velocissimo, è in perfetto stile giapponese.



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