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“La robotizzazione e l’industria 4.0 non cancelleranno il ruolo umano. Anzi, sarà valorizzato”

Carlo Robiglio, presidente nazionale della Piccola Industria di Confindustria, tranquillizza chi temeva la scomparsa di decine di milioni di posti di lavoro nel mondo.

Tranquillizza ma solo in parte

Perché servirà impegno ed una formazione continua, nonché la capacità di adattarsi a nuovi lavori in continua evoluzione”.

In pratica meno attività ripetitive e più spazio per chi avrà capacità creative e di analisi in ogni settore di attività. “Bisogna capire – aggiunge Robiglio – che va messo in discussione il modo stesso di interpretare la vita”. Non più, dunque, appiattimento e banalizzazione delle capacità individuali, ma ritorno alla valorizzazione del merito, dell’impegno, della qualità. “Chi ha studiato, si è impegnato, si è migliorato ed aggiornato deve ottenere un giusto riconoscimento, un premio rispetto a chi preferisce non far nulla o fare il minimo indispensabile”.
Per il presidente di Piccola Industria l’alternativa è l’intensificazione della fuga dei cervelli italiani, alla ricerca di Paesi dove le competenze vengono cercate e premiate. Mentre l’Italia dell’appiattimento non è in grado di attrarre nessuno, neppure chi lascia il Terzo Mondo puntando sui Paesi dove la qualità è un valore.

A 50 anni dal ’68, il merito torna ad essere centrale

Si torna a puntare sull’élite intesa come gruppo di persone di qualità e non come oligarchi privilegiati per ragioni economiche. “La sfida del cambiamento, indubbiamente, non sarà facile. Ma ormai è avviata. L’Italia ha troppi avvocati che, proprio per l’eccesso di concorrenza, guadagnano sempre meno. In compenso ogni anno escono dalle scuole professionali 8mila diplomati a fronte degli 850mila della Germania”.

Problemi di immagine sociale, più che economici

Perché le aziende hanno bisogno di operai iperspecializzati che hanno ottimi stipendi e posto di lavoro fisso e sicuro”. Ma serve specializzazione per gli analisti dei Big Data, per comprendere i trend degli acquisti e magari orientarli, per occuparsi dei processi di produzione o di privacy. Nuovi lavori che si affiancano alle attività tradizionali, ma anche queste dovranno puntare sulla qualità. “Conoscenze di lingue straniere e formazione continua – conclude Robiglio – sono indispensabili in ogni settore . I camerieri italiani, quando hanno avuto una buona formazione, sono ricercati in tutto il mondo. La qualità, però, deve essere assoluta”.


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