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Per le elezioni regionali sarde della prossima primavera c’è un primo candidato per la presidenza. È Paolo Truzzu, lanciato da Fratelli d’Italia nella speranza che possa essere il candidato di una coalizione che vada dalla Lega a Forza Italia sino al Partito Sardo d’Azione.

In ogni caso la candidatura rappresenta un sasso nello stagno delle beghe del centro destra alle prese con i problemi provocati in tutta Italia dai forzisti.

Truzzu, quali saranno le linee guida di un eventuale governo guidato da lei?

Innanzitutto vorrei cambiare il clima di rassegnazione che pervade la Sardegna. La nostra terra si sta spopolando proprio perché manca la fiducia nel futuro. Con gli attuali tassi di natalità e di emigrazione rischiamo di perdere mezzo milione di abitanti nell’arco di 20 anni, a fronte di una popolazione attuale che sfiora il milione e seicentomila abitanti. Servono tanti piccoli gesti concreti per ridare gioia alle famiglie, per favorire la natalità magari attraverso la distribuzione di mille euro all’anno, per 5 anni, per ogni nato. Una cifra minima per il bilancio regionale, ma importante per le famiglie. Perché i figli non rappresentano un costo ma un investimento per la società intera.

La Sardegna è considerata essenzialmente come una meta turistica. Che tipo di turismo immagina per il futuro?

La Sardegna non è solo turismo, è molto di più. Ma per quanto riguarda gli arrivi e le presenze non amo l’idea di un turismo sul “genere Baleari”. In compenso noi dovremmo garantire infrastrutture migliori, strade adeguate in modo da poter raggiungere rapidamente le località prescelte, non solo sulla costa, in poco tempo. Si dovrà intervenire su un servizio ferroviario da quarto mondo ma dovrà cambiare radicalmente la narrazione dell’Isola. Abbiamo una storia unica, dai Nuraghe ai Giganti passando per le leggende di Atlantide. Ma i nostri siti archeologici sono sconosciuti, poco valorizzati.

Tra le lamentele dei turisti sono frequenti quelle sui prezzi eccessivi sia dei collegamenti sia delle spese fatte in Sardegna. Un problema risolvibile?

Un problema che può essere risolto con una serie di interventi richiesti da tempo. La “continuità territoriale” nei trasporti è una presa in giro. I costi dei collegamenti devono essere ridotti anche con l’obiettivo di attirare investitori e investimenti. Noi paghiamo l’energia molto più cara rispetto agli altri italiani perché non abbiamo il metano. Ma in attesa dei decenni che serviranno per energie rinnovabili che soddisfino il fabbisogno, dovremmo puntare sui rigassificatori e su una dorsale per la distribuzione del gas.

Tra le richieste non manca mai la Zona Franca. Quali sarebbero i vantaggi?

Noi pensiamo alla Zona Franca doganale-portuale e Cagliari potrebbe già partire subito. In pratica si insedierebbero aziende che importerebbero materie prime o semilavorate, senza pagare imdazi, le trasformerebbero e le rivenderebbero sempre senza dazi. In questo modo si aumenterebbero le entrate da destinare per far crescere l’economia interna. Cambiando però radicalmente il tipo di intervento. La giunta attuale ha previsto interventi per 50 milioni di euro, ma non è partito neppure un cantiere. Noi preferiremmo destinare le stesse risorse, con un fondo a rotazione, per tutta una serie di piccoli interventi sul territorio, generando investimenti complessivi per 500 milioni, creando 5-6mila posti di lavoro, aumentando il gettito di Irpef ed Iva. In modo da recuperare risorse da investire sulle industrie del territorio, sull’agroalimentare, sull’artigianato.


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