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Trentanni, vercellese, Luca Imberti è un artista della cartapesta, una passione che lo ha coinvolto sin da bambino, sulle orme del padre.

Luca, in cosa consiste il tuo lavoro?

Il mio lavoro consiste nel realizzare allestimenti scenografici per eventi, manifestazioni, locali, teatri… ecco questa è però solo la definizione più “pragmatica” in quanto per me il mio lavoro è passione, è quella scintilla che rende reali e tangibili le idee, i progetti, la fantasia… mettiamola così sono l’antenato della stampante 3D

Come ti definisci? Artista, scultore, artigiano?

Per l’INPS sono un artigiano, anche se nella realtà dei fatti la mia attività racchiude al suo interno mille altri lavori: scultore, pittore, meccanico, architetto… Per quanto riguarda l’essere artista non so; di sicuro sono immerso in un ambiente artistico. Preferisco che i fruitori delle mie creazioni decidano o meno se sono un artista.

Perché un ragazzo così giovane ha deciso di intraprendere questa strada?

Ho deciso di intraprendere questa strada fondamentalmente perché mi piace, mi gratifica molto avere la possibilità di creare qualcosa di nuovo, sempre di diverso, è un fantastico modo per comunicare al mondo.

Nel mondo della tecnologia tu hai scelto la tradizione. Come si concilia il tuo lavoro con questa realtà 2.0?

Penso che anche in un mondo che va a 2000 all’ora ci sia sempre posto per l’arte. Ora ci sono i macchinari, tecnologie in grado di realizzare ciò che faccio in poco tempo, però sono dell’idea, e forse anzi sicuramente sono di parte, che la macchina non potrà mai sostituire completamente l’uomo e la sua anima. La tecnologia deve però diventare uno strumento utile nelle mani di un artigiano così da elevare ancora di più la sua creatività. Il mio maestro mi racconta sempre delle difficoltà che c’erano fino agli anni 80 anche solo per trovare foto di riferimento per realizzare una somiglianza… ora con google è un attimo!

Da dove trai le tue ispirazioni?

Una parte importante del mio lavoro è l’essere un grande osservatore della realtà; per realizzare un oggetto, anche fantastico e irreale devi necessariamente partire da un “qualcosa” che conosci. Di solito infatti le mie opere nascono da ciò che vedo e che tento di tradurre nel mio stile.

In tre parole qual è il tuo stile?

Umoristico, fumettistico e folle.

Raccontaci la tua giornata lavorativa tipo

Il bello e al tempo stesso il brutto del mio lavoro è l’assenza di una vera e propria routine, diciamo che è molto collegata alla presenza o meno di grandi eventi come ad esempio le festività carnevalesche, natalizie ed estive.
La mia giornata inizia alle 6 con un bel caffè direttamente in laboratorio, questo è un momento fondamentale perché osservo e analizzo ciò che sto realizzando e comprendo come muovermi, cosa ritoccare e modificare. E’ un lavoro incessante e senza orari, la creatività non si ferma e poi io amo il mio lavoro e quando “creo” posso non accorgermi di aver fatto le 24.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Mi piacerebbe portare i miei lavori fuori dall’Italia e magari, perché no anche trasferirmi all’estero, ora sono impegnato in realizzazioni scenografiche in Svizzera e in Francia e spero di continuare e magari spingermi ancora più il là…

Qual è l’opera che hai realizzato che ti è rimasta più nel cuore?

Come tutti gli artisti ho una sorte di amore e odio verso le mie opere! Quando le rivedo vorrei sempre modificarle o correggerle; sono un perfezionista! Rispondere a questa domanda è assai complicata perché alla fine sono tutti “figli miei” ma se proprio devo individuarne una, quella che si avvicina di più alla “mia opera del cuore” è la caricatura del noto chef americano Gordon Ramsey, forse anche perché il diretto interessato l’ha adorata!

Chi è il tuo modello di riferimento?

Non ho un vero e proprio modello, ammiro molti artisti anche non collegati al mio lavoro, ma posso dire che questa mia passione è nata incontrando un grande “maestro carrista di Viareggio” Arnaldo Galli, uno dei pionieri del mio lavoro, il primo ad utilizzare la carta pesta come materiale scenografico.
Pensate che Galli costruì molte delle scenografie per i film di Fellini: un vero esempio!

Sei felice?

Onestamente si, sono molto felice e questo lo devo in gran parte al lavoro che faccio che, oltre alle soddisfazioni professionali, mi mette in contatto con molte persone che nel tempo diventano anche amici.


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