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Sui social non si scatenano solo gli istinti peggiori, non si esibiscono solamente webeti o analfabeti di ritorno.

Da tempo una giovane cagliaritana, che si è scelta come nome Febe Polluce, sforna quotidiane perle di saggezza senza presunzione, alterigia, supponenza.

Febe Polluce, perché la scelta di utilizzare uno pseudonimo nonostante le foto personali e perché questo pseudonimo maschile?

Il mio non è un profilo “fake”, utilizzato per interagire su fb senza che si sappia chi sono. Lo pseudonimo è una scelta per restare “in incognito” rispetto agli esterni, quelli con cui – per motivi diversi – non voglio interagire. Un modo per ritagliarmi una enclave sicura rispetto alla dimensione professionale e a quella umana, con riguardo a persone a cui voglio bene o che stimo, ma con cui ho avuto modo di verificare che il confronto aperto e a volte caustico di facebook non è per nulla proficuo. Chi è fra i miei contatti sa chi sono, che faccia ho e cosa penso.
La scelta dello pseudonimo è stata fatta fondamentalmente per l’assonanza con il mio vero nome, prendendo in prestito due personaggi della mitologia greca: una delle mie grandi passioni, come tutto ciò che riguarda il mondo classico. È vero che Polluce, uno dei gemelli Dioscuri, era maschio, ma la titanide Febe era una donna: ho un nome genderfluid, insomma, in impeccabile sintonia coi tempi moderni.

Cosa cerchi su Facebook, quali obiettivi hai?

Mi sono iscritta su fb 10 anni fa e l’ho fatto, come più o meno tutti, per curiosità e svago. Non avevo e non ho obiettivi particolari, nessuna missione e neanche aspettative. È vero, però, che oltre allo svago, ho trovato molti spunti di contro-informazione e ho avuto modo di conoscere persone che – pur provenendo da vissuti e matrici di pensiero molto diversi – hanno una visione simile alla mia, con le quali ci siamo ritrovati solidali e compagni anche in alcune cause portate avanti con i nostri “impotenti mezzi”. Per me fb resta comunque uno strumento che può essere impiegato per motivi diversi, dai più goliardici a quelli per così dire “impegnati”.

Sei una voce critica costante del quotidiano cagliaritano. Qualcuno delle istituzioni ti ha mai risposto, contattato?

Sono una voce critica? Se è così, vale solo sul mio profilo e nel confronto con i miei contatti. Non ho mai avuto approcci o confronti con istituzioni o soggetti della società civile cittadina, che per lo più non sa neppure che esiste Febe Polluce.

Nonostante le critiche, a volte feroci, non scendi mai in polemiche personali, in insulti. A differenza di chi, dalla casa di Courmayeur, attacca disgustato i populisti che non sono di alto livello. Una scelta social o un tuo stile di vita?

La polemica personale non mi è mai piaciuta, sebbene abbia avuto modo di sperimentare che fb – grazie alla sua dimensione virtuale – porta tanti ad esprimersi con un’aggressività che ‘dal vivo’ non ostenterebbero mai. Mi sentirei ridicola ad attaccare qualcuno sul piano personale per un’opinione politica o ideologica o anche per un umano sentire diversi, espressi in un post. Peraltro, so bene che fb concede ben poca consapevolezza della reale vita, dei limiti, dei pregi e dei difetti di chi vi si aggira: formulare giudizi, oltre che poco elegante, sarebbe anche temerario. Ad ogni buon conto, l’insulto e le parole sprezzanti sono – nei social e nella vita reale – un sintomo chiaro di debolezza, insicurezza e mancanza di argomenti validi e a me è stato insegnato che non si spara sulla Croce Rossa.

Da un lato commenti la politica locale, ma anche nazionale e internazionale, dall’altro posti vicende di tuo figlio e di tuo marito. La famiglia come nucleo di base della politica?

Come ho avuto modo di dire, non sono su fb per una missione o uno scopo: scrivo e descrivo ciò che vivo e ciò di cui mi interesso. La mia vita è prima di tutto nella dimensione familiare, di madre e moglie: non sono un personaggio virtuale intellettuale e impegnato a discettare di politica o di costume che rischierebbe di essere compromesso e svilito da uno spaccato casalingo, fosse anche comico o sentimental-nostalgico. Quando parlo di “politica locale, nazionale e internazionale”, resta sempre un punto di vista personalissimo, non un’analisi con pretese di verità e perentorietà.
Comunque, sì: la famiglia è il nucleo base della politica.

Mantenere un livello ironico, satirico, scherzoso spesso anche su temi delicati, ti evita commenti grezzi da parte di chi non sa cosa sia l’ironia?

L’ironia, soprattutto l’autoironia, per me è una assoluta necessità, nella vita prima che su fb. Mi disturberebbe molto risultare boriosa o amara, dal momento che non mi reputo né l’una né l’altra cosa. Ironia e sarcasmo servono a smorzare la tensione, quando si affrontano anche temi difficili o quando si risponde ad attacchi un po’ troppo sanguigni, goffi o volgari. Sarcasmo e ironia, inoltre, evitano i rischi dell’autocelebrazione e dell’autocommiserazione: due atteggiamenti ugualmente riprovevoli che imperano nel mondo virtuale e in quello reale.

Tanti selfie. Voglia di protagonismo?

Mi professo anti-femminista, ma rivendico l’essere femmina, nel bene e nel male… vanità compresa: non ho fisime ad ammetterlo. Tra l’altro devo dar sfogo a questa mia vanità in fretta, visto che oramai l’età e il tempo non potranno che lasciare sempre più i segni del loro passaggio. Insomma, mi do ancora qualche anno di protagonismo fotografico, poi toccherà puntare tutto su politica, geopolitica, costume, ricette di cucina, opere d’arte e citazioni evocative.

Prossimo passo la discesa in politica?

Discesa in politica? No, mai pensato. La mia dimensione familiare e professionale mi assorbe completamente e ho sempre ritenuto che “fare politica” richieda impegno e studio, oltre che qualità e caratteristiche che – lo dico senza alcuna falsa modestia – so di non avere. Un conto è il pregio di una sintesi efficace quando si scrive su un argomento, un conto la capacità di affrontare, approfondire e sviscerare tematiche e problematiche, per poi arrivare ad una soluzione empirica attuabile e condivisa. E comunque ho fatto per due anni la rappresentante di classe alla scuola materna di mio figlio: le mie velleità di elettorato passivo si sono totalmente esaurite con quella esperienza.

Si è visto alle ultime elezioni che i social hanno più influenza dei grandi giornali e delle tv. Meglio i post di Febe o una presenza strutturata su Facebook?<7h5>

I social, o meglio internet in generale, hanno dato rifugio alla contro-informazione che non trovava spazio nei media mainstream e sono serviti spesso a sbugiardarne menzogne e mistificazioni. Io sono una fruitrice di questo meccanismo, come tanti altri: i post – anche quelli più efficacemente e brillantemente scritti – sortiscono al massimo l’effetto del “quarto d’ora di celebrità” di cui parlava Warhol. Peraltro in una cerchia che è pur sempre limitata. Non riesco ad immaginare, ad oggi, un diverso esito o una diversa modalità di mia presenza su fb.


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