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Recentemente alcuni psicologi hanno attribuito ad un gene, il DRD4-7R, il desiderio di alcuni di noi di viaggiare per il mondo alla ricerca di nuove avventure: il cosidetto gene Wanderlust. Non sappiamo se nel suo DNA ci sia o no questo derivato, ma sicuramente tra i suoi geni vi è il coraggio

Giulia Ferrero ( www.instagram.com/giuliaferrero21/ ), classe 1990, una laurea in Economia nel 2014, un lavoro stabile in banca e la passione per il mare. Oggi ci racconta com’è cambiata la sua vita quando ha deciso di lasciare la sua città e inseguire la sua grande passione: il mare.

Partiamo dall’inizio: quando è cominciata la tua passione per il mare e la barca a vela?

Fin da quando eravamo piccoli, mio papà ha cercato di coinvolgere me ed i miei fratelli in questa sua passione, senza grande successo. Poi nel 2012 durante una vacanza a Gran Canaria, ho scoperto il windsurf: da lì è nato un viscerale amore per il mare. In sei anni, piano piano, sono passata da piccole tavole da windsurf a barche di una quindicina di metri.

Quando è stato il momento in cui hai detto “ok, cambio vita”?

Mentre lavoravo in banca, per quanto amassi l’ambiente ed i colleghi, ho iniziato a coltivare un’insofferenza per il lavoro di ufficio. Non trovavo soddisfazione in quello che facevo, ogni giorno mi trovavo ad essere un po’ più triste di quello precedente. Non riuscivo a capire se questa infelicità derivasse dal non riuscire ad adattarsi ad una vita adulta, con un lavoro e delle responsabilità. Sentivo di essermi sempre comportata come tutti si aspettavano, ma mi sembrava di non aver mai fatto nulla che mi appassionasse veramente. In più, sentivo costantemente il richiamo del mare. Ho speso ogni singolo giorno di ferie a fare windsurf, con il sorriso dipinto in faccia. In quei momenti mi sentivo di nuovo viva. Poi, nel 2016, una vacanza in barca a vela ai Caraibi. Lì ho conosciuto William e Matteo, due ragazzi bolognesi che hanno lasciato le loro vecchie vite per fare il giro del mondo in barca. Ricorderò sempre le parole di Willy: ”Giulia, l’unico ostacolo alla realizzazione dei tuoi sogni sei tu stessa”. Sono tornata a casa ed un mese dopo ho rassegnato le dimissioni.

Come si svolge la tua giornata tipo?

Dipende dai momenti. Alcune volte Luigi (il mio ragazzo) ed io siamo da soli in barca. Le giornate trascorrono tranquille, ci svegliamo verso le otto. Passiamo le mattinate a fare manutenzione: le barche necessitano di una cura continua. Solitamente facciamo un pranzo leggero, io cucino, lui riordina e lava i piatti. I pomeriggi li dedichiamo allo snorkeling, al kite, al surf, al windsurf. A cena siamo sempre con amici, su qualche barca o a terra, a grigliare in spiaggia. La comunità di chi va per mare è una grande famiglia. Dopo cena, qualche chiacchiera sotto le stelle e poi a letto presto. Altre volte abbiamo ospiti a bordo, e di conseguenza il nostro unico pensiero è quello di far passare loro delle giornate da ricordare. Ci sono altri momenti, invece, in cui navighiamo per giorni (traversate oceaniche). In questo caso le giornate sono scandite da turni al timone, letture infinite, qualche tempesta occasionale. La vita in traversata ruota attorno ai pasti ed alla ricezione via satellite, una volta al giorno, delle mail, il nostro unico contatto con il mondo.

Il momento più bello vissuto per mare?

Sicuramente la traversata del Pacifico. E’ stata la migliore navigazione della mia vita ed anche la più bella esperienza di sempre: 16 giorni e 20 ore in mare, dalle Galapagos alle Marchesi. 3000 miglia di oceano accompagnati da un Aliseo costante che ci ha portati fino a destinazione, in Polinesia. Il sole nasceva ogni giorno alle nostre spalle ed ogni sera tramontava sulla nostra prua. Durante le ore di luce timonavamo a mano, in modo da risparmiare batterie, mentre di notte ci facevamo guidare dal pilota automatico. Nessun groppo, nessuna preoccupazione, nessun imprevisto: il sogno di chiunque vada per mare.

E invece quello più brutto?

Il momento più brutto è piuttosto recente. Ci trovavamo a Panama e dovevamo spostarci da Linton Bay Marina alle San Blas. Già di per sé quel tratto di mare non è facile, pieno di reef e secche, in più le condizioni meteo erano particolarmente avverse. In porto ci avevano consigliato di non andare, ma per una serie di coincidenze non era più possibile rimandare la partenza. 25 nodi di vento contro, onde alte ed incrociate, con periodo corto. Un incubo. 40 miglia sono diventate 76, risalite faticosamente a bordi. Il mare era talmente arrabbiato che ci siamo chiesti: ”Arriveremo?

Cosa ti manca di più della tua vecchia vita o più semplicemente dell’Italia quando sei in barca?

Rispondo senza neanche pensarci. Nell’ordine: la famiglia, gli amici, il cibo italiano. Negli ultimi due anni, sono stata a casa molto poco, perdendo momenti di vita di parenti ed amici e soffrendone, senza contare che il giorno di Natale, trascorso lontano dalla mia famiglia, significa sempre molte lacrime. Sono una “fondamentalista del Natale”: il mio ideale sono decorazioni impeccabili e musiche natalizie che suonano per tutto il giorno. Ho trascorso il Natale 2016 in Martinica, mentre quello 2017 alle San Blas. Che razza di Natale è con 30 gradi e gente che gira in infradito, senza un panettone?!?!

Rimpianti?

Assolutamente nessuno.

Come affronti le spese di tutti i giorni?

La vita in barca non è costosa, al contrario di quello che si potrebbe pensare. Spendo molto di più durante i pochi mesi passati in Italia. Il vento è un mezzo di propulsione gratuito, nessuno è obbligato a stare in porto e quindi a pagare il posto in banchina. In più una barca ben manutenuta è una barca che ha meno problemi e di conseguenza meno costi. Non facciamo una vita particolarmente mondana e spesso il cibo lo procacciamo pescando. Mi piace fare attenzione alle spese di cambusa: perché comprare cibi pronti, pane, focacce, torte, quando con pochi ingredienti posso fare tutto da sola?

Spesso le tue foto vengono condivise da brand famosi (Gopro, North Sails, ecc..): hai pensato a delle collaborazioni con loro?

Al momento ho una piccola collaborazione con North Sails. Mi hanno regalato dei capi, che indosso durante i viaggi. Sono incappati per puro caso nel mio profilo instagram, e mi hanno contattata. Mi è sembrato pazzesco perché, in confronto a molte altre pagine, la mia è piccolina. All’inizio pubblicavo foto del viaggio per tenere informati parenti ed amici. Ultimamente sta diventando una sorta di “diario di bordo”, attraverso la quale racconto la mia vita per mare. Quando ho letto la prima mail inviatami dalla North Sails, ho fatto salti di gioia fino al soffitto! Non mi capacitavo di come proprio loro si fossero accorti di me. NS è un brand a cui guardavo con ammirazione da anni; mi piacciono i loro prodotti, il messaggio che trasmettono come azienda, condivido il loro amore per la vela, ed in più sono italiani.

Come concili la vita privata con il fatto che la tua fissa dimora è il mare?

Grazie al mare ho conosciuto Luigi, mio compagno di vita e di avventure da quando sono partita da Gibilterra, il 7 Ottobre 2016. Quando ci siamo conosciuti, in agosto all’isola d’Elba, io facevo l’istruttrice di windsurf, lui lo skipper ad alcuni suoi amici. Mi ha chiesto quali fossero i miei piani una volta finita la stagione. Gli ho risposto che, seppur non avessi quasi esperienza, avrei preso un volo per Gran Canaria e che, una volta arrivata là, avrei cercato una barca a vela per fare la traversata atlantica. La risposta: “Scherzi?! Io attraverso l’Atlantico il 20 Novembre. Al posto di andare alle Canarie in aereo, dovresti venirci con me, in barca
Come avrei potuto dire di no? Così, ridendo e scherzando, e con qualche perplessità agli inizi, abbiamo iniziato insieme questo viaggio senza destinazione. E la nostra casa è diventata il mare.

Quali saranno le prossime destinazioni?

A fine maggio ritornerò in Polinesia Francese, dove veleggeremo tra Tahiti, Moorea, Huahine, Raiatea e Bora Bora. Verso metà agosto porteremo la barca verso ovest, per scoprire le Cook, le Samoa, le Tonga ed infine arrivare alle Fiji, ad ottobre.

La tua ricetta della felicità?

Non credere a chi ti dice “non puoi farlo”.
Mi piace pensare che il segreto sia avere gli occhi che ridono: sono un’entusiasta e, da quando ho lasciato tutto, mi si è aperta una porta dietro l’altra. Affronto ciò che mi capita con slancio. Come direbbero alcuni amici di San Blas, sto cavalcando la mia “buena onda”.

Il momento più difficile è chiudere gli occhi e saltare. Tutto il resto vien da sé.


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