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La manifestazione di Torino per la Tav? Non l’hanno organizzata le sette madamine bensì Mino Giachino. Lo provano i documenti presentati in Questura per la richiesta della piazza, lo prova la petizione lanciata in rete il 28 ottobre e che ora ha superato le 69mila adesioni.

Eppure i media di servizio hanno trattato Giachino come un infiltrato nella manifestazione delle sette Biancaneve.

E non è stato presentato neppure come una sorta di principe azzurro. Neppure dagli organi di informazione che fanno capo a Berlusconi di cui Giachino è stato sottosegretario alle Infrastrutture.

Giachino, da cosa nasce l’idea di scendere in piazza per la Tav?

Nel 2016 ho creato il movimento “Sì lavoro”, perché mi sono reso conto che il problema del lavoro è quello fondamentale. A maggior ragione in un Piemonte che cresce meno della media nazionale.

E la Tav rappresenta un’opera strategica che può permettere di ripartire, di tornare a crescere.

Un’intuizione, quella del clima politico mutato, che altri non hanno avuto.

È vero, per me l’intuizione e la sensibilità sono valori assoluti in politica. Siamo chi frequentiamo ed io ho avuto la fortuna di lavorare per 6 anni a fianco di Donat Cattin, poi con De Mita, con Vittorio Ghidella, quindi in Tnt e infine con Gianni Letta e Berlusconi. È come fare una serie di master di altissimo livello.

A proposito di trasporti, è merito suo anche l’arrivo a Torino dell’Autorità dei trasporti?

Sì, è nata nel 2013 su mia iniziativa.

Torniamo alla manifestazione. Quali sono stati i passi fondamentali per arrivare alla piazza?

Io avevo lanciato la proposta e avevo coinvolto gli imprenditori. Mi avevano seguito nell’iniziativa perché sono credibile. Poi, ma solo nel pomeriggio del lunedì, quando in Consiglio comunale i pentastellati hanno chiesto di bloccare la Tav, sono arrivate le signore, quelle che vengono definite come “madamine”. Loro volevano una manifestazione contro il sindaco Appendino, io ero e sono favorevole ad una manifestazione di carattere nazionale che può persino far cadere il governo. Comunque insieme abbiamo fatto una gran cosa.

Al di là delle difficoltà di mettere insieme un centrodestra dopo gli atteggiamenti di Bernini e Brunetta, i dubbi riguardano l’effettiva utilità della Tav per il trasporto merci, dal momento che nessun treno merci viaggia sulla linea esistente. E allora?

La responsabilità è dei vertici delle Ferrovie. Ora, però, un primo esperimento è stato avviato sulla tratta Bologna Napoli per il trasporto notturno di pacchi.

Un po’ poco, considerando che si vuol costruire la Torino Lione per trasportare le merci in arrivo dalla Cina o destinate ai mercati asiatici.

È vero, ma è solo un inizio. Si potrà utilizzare l’intera tratta da Trieste a Torino. È solo un problema di scelte dei vertici delle Ferrovie.

Anzi, la convivenza tra trasporto merci e passeggeri favorirà l’assunzione di ingegneri e di esperti di logistica. Numeri considerevoli e lavori veri, non precari.

Dunque il siluramento di Moretti può aprire grandi opportunità di sviluppo. Però molti imprenditori dei trasporti hanno dichiarato di non voler utilizzare il treno e hanno detto che nessuno può obbligarli perché non siamo in Unione Sovietica. Dimenticando che anche Svizzera ed Austria non sono Paesi sovietici ma hanno dirottato le merci su rotaia per salvaguardare le Alpi.

Non vogliamo obbligare nessuno, ma vogliamo creare le condizioni per rendere il trasporto su rotaia più competitivo. Treni merci lunghi sino a 1 km, trainati da una sola locomotiva. Migliora l’ambiente e si garantisce un trasporto più sicuro e più rapido. Ma il treno sarà solo uno dei fattori di sviluppo insieme alle autostrade, ai porti ed agli aeroporti. Dobbiamo essere collegati con il mondo per valorizzare i beni architettonici e culturali, la manifattura di qualità, l’enogastronomia, la moda, il Made in Italy in genere. Creando occupazione vera, stabile, di alto livello. 

Altro che madamine.


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