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Sono passati troppi anni da quando una pubblicità televisiva descriveva la Valle d’Aosta come “l’isola felice”.

Ed ora Elso Gerandin, assessore regionale all’Agricoltura lancia un avvertimento: “Occorre cambiare se si vuol sopravvivere”.

Cambiare, e rapidamente, partendo dall’agricoltura che è un settore strategico perché strettamente connesso con la tutela dell’ambiente e con il turismo.

In passato sono stati commessi errori che non si notavano perché c’erano risorse economiche in abbondanza ma che hanno ripercussioni gravissime sulla situazione attuale caratterizzata dalla mancanza di soldi”.

Gerandin cita l’esempio dell’Agenzia regionale che non è un ente pagatore, a differenza di quanto si è fatto in altre Regioni, “e questo comporta ritardi e difficoltà di gestione dei fondi europei, con ulteriori problemi legati a nostre peculiarità come la pendenza dei terreni o la quota”.

Occorre dunque semplificare, razionalizzare, sburocratizzare. E bisogna farlo in fretta. Così come bisogna rivoluzionare il sistema di informazione.

Non ha senso che gli agricoltori debbano venire ad Aosta a peregrinare tra i vari uffici per ottenere le informazioni che servono al loro lavoro. Devono essere gli uffici regionali a informare puntualmente gli agricoltori su tutto ciò che è utile, a partire dai finanziamenti per finire con la normativa”.

Per Gerandin è però indispensabile anche un cambiamento di mentalità e di passo da parte di contadini e allevatori.

La prima sfida riguarda la fontina, il più noto tra i formaggi valdostani.

Più noto ma anche il meno valorizzato. Bisogna cambiare registro, la fontina non può essere svilita e svenduta. Magari arriveremo a marchiare un numero inferiore di forme ma quelle che saranno riconosciute come fontine dovranno avere un prezzo minimo obbligatorio. Al di sotto di quella soglia potranno essere commercializzate con un altro nome”.

Si dovrà anche valorizzare la fontina di alpeggio, quella ottenuta dalle vacche che pascolano e che non vengono nutrite con mangimi.

Dovremo mettere in campo sinergie che coinvolgano produttori, cooperative, consorzio e assessorato”.

Ma la fontina è solo uno dei tanti fronti aperti. Perché la valorizzazione della produzione deve riguardare anche la carne bovina, sicuramente non adeguatamente apprezzata e conosciuta dai consumatori.

Gerandin cita però anche i settori che stanno andando bene, a partire dal vino che ha saputo compiere il necessario salto di qualità. Con ottimi produttori privati e con l’altrettanto ottimo Institut Agricole che sforna tecnici, ricerche e grandi vini.

E poi il lardo, con un produttore noto oltre i confini regionali come Bertolin; o i prosciutti di Bosses e St.Marcel.

Ed è positivo l’andamento dell’ortofrutta, così come è positiva la reintroduzione di colture tradizionali come orzo e segale, praticamente scomparse.

Si rilancia la patata di montagna, aumentano i birrifici artigianali, cresce il comparto degli agriturismi.

Registriamo anche un crescente interesse dei giovani per il ritorno al lavoro agricolo, ma anche il loro entusiasmo si scontra con le lentezze burocratiche”.

Sono, però, iniziative scollegate tra loro, con scarsa capacità di farsi conoscere (spesso a causa di prezzi eccessivi e non giustificati) e con una scarsissima immagine percepita dai turisti.

I problemi di comunicazione della Vallée riguardano ogni settore e sono evidenti da tempo ma sul fronte della commercializzazione potrebbero essere utili le iniziative annunciate su Electomag da Antonello Marzolla, responsabile degli investimenti Enasarco, con un coinvolgimento degli agenti di commercio e delle casse professionali per favorire lo sviluppo dei territori.


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