fbpx
Usarci


Dalla Libia, nelle ultime settimane, sono partiti 30 mila migranti. Ma questa volta non diretti in Italia, bensì rimpatriati nei loro Paesi di provenienza.

Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa, spiega che la notizia è stata sostanzialmente ignorata, o censurata, dai grandi giornali italiani, impegnati a presentare una situazione molto diversa da quella reale.

Gaiani, d’altronde, non è noto per la sua correttezza politica ma per la sua onestà intellettuale. E intervenendo a Milano ad un convegno della Fondation pour une Europe des Nations et des Libertés, conferma la sua fama di uomo libero e indipendente.

Gaiani, l’invasione di clandestini è davvero inevitabile ed incontrollabile?

Assolutamente no, già il precedente ministro degli Interni, Minniti, aveva dimostrato che i flussi potevano essere rallentati, ora il ministro Salvini dimostra che possono essere fermati. E l’operazione di rimpatri messa in atto dalla Libia ne è la prova più evidente.
Però il presidente Mattarella ha invitato a rispettare le leggi e gli accordi internazionali in merito all’accoglienza.

Dunque basta respingimenti e niente blocchi navali?

Forse qualcuno ha dimenticato che, nel ‘91, il governo italiano guidato da Andreotti e con Scotti ministro degli Interni, in una notte riportò in Albania migliaia e migliaia di clandestini. Quanto al blocco navale, anche se la definizione non è corretta, venne attuato nel ‘97 dal premier Prodi con Napolitano agli Interni. Ma si dimentica anche che la convenzione di Ginevra prevede che chi viene accolto si adegui alle leggi del Paese ospitante e le rispetti. Ciò significa che gli ospiti che hanno devastato gli hotel perché non dotati di Wi-Fi o perché lontani dalle discoteche possono essere rimandati a casa loro.

Quanto ci costa mantenere i migranti?

Una cifra colossale. Solo per chi è arrivato dalla Libia abbiamo speso 17 miliardi di euro dal 2011 ad oggi. Con quei soldi si poteva avviare senza problemi il reddito di cittadinanza e la riforma della legge Fornero. Aiutando gli italiani e facendo ripartire la nostra economia.

La Libia ha dimostrato ora di voler rispettare gli accordi, ma i profughi in fuga da qualcosa arrivano anche da altri Paesi. Da troppi Paesi?

Sicuramente sì. L’Italia ha accolto in passato profughi veri. Già nel corso della Prima Guerra mondiale abbiamo accolto donne, bambini e vecchi in fuga dalla Serbia. E poi i boat people vietnamiti. Ma un Paese deve avere il diritto di scegliere chi aiutare e chi fare entrare in casa propria. Invece siamo al paradosso di regalare montagne di denaro all’Eritrea, considerandola dunque come partner affidabile, salvo poi accogliere gli eritrei che non fuggono da una guerra, che non c’è più, ma dalla naja che si trasforma in lavoro per la costruzione di infrastrutture.

In Europa, però, qualcuno sta peggio di noi?

Sì, ma non è una buona ragione per rassegnarsi. In Svezia esistono decine e decine di “no go area” dove non può entrare la polizia e neppure i vigili del fuoco. Aree dove gli immigrati utilizzano kalasnikov e bombe a mano. Per questo la Svezia pensa ad utilizzare i militari, con vere operazioni di guerra, per riappropriarsi dei territori in mano agli stranieri.

Ma in Italia non siamo a questo punto, o no?

Non ci siamo ancora. Ma la mafia nigeriana è già la più pericolosa organizzazione criminale che opera nel Nord dell’Italia. Non abbiamo voluto contrastarla per motivi ideologici, ne pagheremo a lungo le conseguenze.


Le opinioni dei lettori

Rispondi

La tua email non sarà pubblicata. * Campi obbligatori



MEDICAL LAB

ElecTO Radio

Current track
TITLE
ARTIST