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Il mese prossimo, per la prima volta, il Trentino potrebbe affidarsi alla Lega e alla coalizione di centro destra per essere governato.

Mirko Bisesti, segretario della Lega, non vuole andare oltre nei pronostici ma il Trentino pare avviato davvero ad una svolta epocale dopo le divisioni subentrate nella storica alleanza tra il Pd ed il Patt, uno dei movimenti autonomisti. Nei sondaggi prevale la coalizione guidata da Maurizio Fugatti e comprendente poco meno di una decina di liste.

Bisesti, vincere per cambiare ma per cambiare cosa?

Il primo intervento, qualora vincessimo, riguarderà il ridimensionamento del ruolo della Provincia che ora interviene su tutto, ingerisce in tutto e si ritrova a far concorrenza, sleale, ai privati. Daremo più spazio ai Comuni, e anche più risorse, e introdurremo la meritocrazia anche nella pubblica amministrazione.

E sul fronte dei privati?

Taglieremo le addizionali Irpef per le piccole e medie imprese, per i commercianti, per le partite Iva. Ma penseremo anche alle famiglie con una particolare attenzione per i più piccoli. Mi riferisco ai bonus bebè ed all’asilo nido gratuito.

Lei è stato al Parlamento europeo con Matteo Salvini. Quali saranno i nuovi rapporti del Trentino in caso di vostra vittoria?

Noi facciamo già parte di Euregio con Bolzano ed Innsbruck e rafforzeremo ulteriormente la nostra presenza in Europa. È fondamentale. In Italia si è troppo sottovalutato l’importanza della presenza a Bruxelles. Il Trentino, invece, vuole approfittare delle opportunità offerte dall’Europa, ovviamente senza dimenticare le relazioni con i nostri vicini: Veneto, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia.

Su quali temi vi concentrerete?

Innanzitutto sui punti di forza del Trentino, a partire da un turismo che deve essere strettamente legato al territorio, all’ambiente, all’agricoltura di qualità. Ora il collegamento con il turismo è insufficiente, occorre una collaborazione molto più stretta, con una valorizzazione delle produzioni. Esistono alcune iniziative, ma sono episodiche mentre noi vorremmo che divenissero strutturali. E poi penso ad interventi sul fronte culturale, sia per quanto riguarda l’università sia per l’offerta museale. Non soltanto i musei più noti, come il Muse e il Castello del Buonconsiglio a Trento o come il Mart e il Museo della guerra a Rovereto, ma anche i musei presenti nelle vallate che hanno bisogno di un grande rilancio anche a livello di promozione e comunicazione.


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