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Ce lo racconta con parole piene di emozione, Cosetta Prontu, che oltre vent’anni fa ha fondato il rifugio per animali “I Fratelli Minori” ad Olbia, divenuta la sede locale della Lida, la Lega Italiana dei Diritti dell’Animale.

A pochi km dai lussuosi resort della Costa Smeralda, questa realtà accoglie, cura e ospita mille animali ogni giorno, affrontando l’inciviltà dell’abbandono e l’ignoranza di pratiche di sfruttamento derivanti da miserabili retaggi culturali.

Come nasce il vostro rifugio?

Nasce dalla volontà di 5 persone tra cui la sottoscritta, che quando trovavano animali in difficoltà se li portavano a casa e, quando ciò non era possibile, andavano in giro a portare loro il cibo, anche di notte. Dopo un po’ gli animali da assistere erano diventati troppi e così, a fronte di una lunga battaglia, nel 1999 abbiamo ottenuto dal comune di Olbia un appezzamento di terreno sul quale abbiamo costruito questo rifugio, un pezzettino alla volta e solo grazie alle donazioni. Poi nel tempo gli altri fondatori si sono allontanati e mi sono ritrovata da sola a portare avanti tutta l’attività.

Perchè hanno abbandonato?

Per portare avanti una realtà come questa, devi sentire la missione dentro di te. Non ci si può dedicare a tutti questi animali quando si ha del tempo libero. E non è facile, me ne rendo conto, ma se si sceglie di farlo, va fatto fino in fondo e senza egoismi. Quando si intraprende la strada del volontariato bisogna anteporre la missione al proprio ego. Bisogna imparare a stare dietro le quinte, e lasciare ai soggetti deboli il palco. La malattia che troppo spesso colpisce il volontariato è il protagonismo. Molte persone si avvicinano al volontariato per esorcizzare i propri problemi, ma questo è il modo più facile per perdere di vista lo scopo. La dott.ssa Laura Girardello, ora scomparsa, ex presidente della Lida nazionale, un giorno mi disse “Devi circondarti di persone che sanno dare, non prendere, altrimenti non ce la farai mai a portare avanti l’associazione”. Feci Vangelo di queste parole e ora posso dire che il nostro rifugio è come una grande famiglia, formata da persone meravigliose.

Quante persone operano al rifugio?

Attualmente nel direttivo siamo in 5. Oltre a me altre quattro persone che si sono avvicinate a noi come adottanti e che, come spesso succede, si sono innamorate della nostra realtà fino a diventare parte integrante delle nostre attività e della famiglia. Oltre ai tanti volontari che ci aiutano (che ringrazio sempre perché sono linfa vitale per una realtà come questa) abbiamo anche 12 dipendenti fissi che garantiscono la continuità. Per assistere gli animali non possiamo contare solo su chi viene un paio d’ore quando ha tempo libero. I nostri animali vanno accuditi 24 ore su 24.

Quanto costa tutto questo?

La nostra realtà costa circa 600.000 euro l’anno, tutti denari che provengono dalle donazioni dei privati. Il comune di Olbia mette a disposizione poche risorse che non potrebbero coprire nemmeno una minima parte delle spese. Noi accudiamo 1000 animali ogni giorno tra cani e gatti, offriamo loro cibo, cure e assistenza. E poi l’amore che è gratuito ma è la più potente delle medicine.

Come fate a trovare le risorse necessarie?

Eh… (Cosetta sospira) Tutte le volte che facciamo le riunioni il vice-presidente si chiede “ma dove li abbiamo trovati questi soldi?” e io rispondo “se abbiamo pagato da qualche parte sono usciti” ma è un vivere con una spada di Damocle sulla testa perché non sai mai quando arrivano le donazioni e gestire le emergenze e le spese ordinarie è davvero assai complicato.

Chi sono i vostri sostenitori?

Persone comuni ma con un grande cuore e una grande sensibilità. Poi ci sono personaggi famosi come Elisabetta Canalis, Tiziano Ferro, Roby Facchinetti che come tutti i nostri sostenitori sono persone meravigliose. Elisabetta Canalis è andata nei recinti incinta di 6 mesi ed è poi tornata con la sua bambina, sono gesti che denotano una grandissima sensibilità e non la ricerca di visibilità, lo fanno perché lo sentono e basta. Non lo fanno per accrescere la loro popolarità bensì mettono a disposizione la loro faccia per aumentare e far avvicinare più persone al nostro mondo. Noi amiamo tutti i nostri sostenitori allo stesso modo, ce lo insegnano gli animali che non giudicano, non si schierano, amano tutti indistintamente.

Di cosa avete più bisogno in questo momento?

Oltre ovviamente al cibo, i farmaci perché in genere gli animali che arrivano da noi sono in uno stato di deperimento fisico dovuto alla fame, ai parassiti, ai maltrattamenti subiti. E poi c’è il “Il grande sogno di Salvo”, una raccolta fondi per poter ricostruire la parte più vecchia del rifugio e mettere le tettoie per riparare i cani dal sole d’estate e dalle intemperie. Servono circa 100.000 euro per poter fare tutto a norma ma con le spese quotidiane e le continue emergenze è molto difficile accantonare qualcosa. Noi però ci speriamo sempre, dobbiamo.

Perché questo nome “Il grande sogno di Salvo?”

Salvo è un cane speciale che ora vive con me. Era ancora un cucciolo quando è stato prima avvelenato poi picchiato con un bastone così forte da renderlo paralizzato, cieco e sordo. Ma oggi Salvo cammina, non si sa come sia possibile, però cammina e ogni giorno fa dei piccoli progressi. Lui è la dimostrazione vivente che non bisogna mai smettere di sperare e di sognare perché sognare aiuta a vivere. E a volte i sogni si avverano, bisogna però crederci. Anni fa una nostra adottante tedesca mi chiese “Cosetta se ora potessi far avverare un sogno, cosa chiederesti?” e io risposi “un ambulatorio veterinario interno al rifugio”. Lei mi chiese quanto denaro serviva ma io non lo sapevo, non avevo fatto fare un preventivo perché pensavo che tanto non avremmo mai avuto le risorse necessarie. Lei mi disse “devi crederci, non si sa mai” e insistette affinché chiedessi un preventivo. Io lo feci e lei lo pagò in toto. Ora il nostro rifugio dispone di un ambulatorio interno attrezzato come una clinica per assistere gli animali degenti e per piccoli interventi come le sterilizzazioni con due veterinari fissi che si alternano ogni giorno.

Come vivono gli animali in rifugio?

I cani nei canili languiscono, non stanno bene. Gli animali hanno bisogno di affetto, di una famiglia. Nel nostro rifugio cerchiamo di dare loro tutto l’amore possibile e infatti hanno tutti la coda all’insù.

Quale potrebbe essere una soluzione per aiutare a svuotare i canili?

La sterilizzazione obbligatoria sarebbe la soluzione. Lo stato non dovrebbe così investire per mantenere i cani nei canili e potrebbe usare quelle risorse per la sterilizzazione, rendendola obbligatoria e perseguendo chi non sterilizza il proprio animale. Soprattutto all’interno di alcune categorie come i pastori e i cacciatori dove ancora permane una mancanza di cultura e di civiltà e l’animale è visto solo come un essere da sfruttare per i propri comodi. Fatta eccezione ovviamente solo per gli allevatori seri, legali e riconosciuti, quelli che amano e rispettano gli animali. Purtroppo ci sono troppe realtà di allevatori abusivi che sfruttano gli animali e le cucciolate sono per fare soldi, a discapito poi di chi lo fa seriamente.
C’è chi non trova naturale la pratica della sterilizzazione…
Invece buttare sacchetti con i cuccioli vivi nella spazzatura o in un fiume, è una pratica naturale? Lasciar morire di fame un cane abbandonandolo in mezzo al nulla, è una pratica naturale?

Qual è stato uno dei momenti più duri da affrontare in questi vent’anni?

Ce ne sono stati tanti, se ci penso tuttora mi chiedo come sono riuscita ad affrontare certe situazioni e superare certi dolori. Sicuramente uno dei momenti più bui è stato nel 2005 quando sono stata accusata di trafficare cani con la Germania e di vendere animali ai laboratori di vivisezione. E’ stato un incubo, aggravato dal fatto che le accuse arrivavano da persone che si definivano animalisti. Mi hanno augurato morte e malattia, mi hanno offeso e soprattutto hanno gettato fango sul mio operato. Noi collaboriamo con associazioni tedesche che si occupano di adozioni internazionali, tra i nostri migliori adottanti ci sono molte famiglie tedesche. Poi mi hanno chiesto scusa, intanto io avevo già speso troppe energie per queste meschinità. E nonostante questo non sono mai caduta, io devo lottare per queste creature, tutto il resto non mi importa. Come dice Gianni Morandi (perché anche la musica mi aiuta molto) “se sei a terra non strisciare mai”.

Dove trova la forza per affrontare tutto questo?

Me lo chiedono in tanti e io rispondo sempre che mi basta alzare gli occhi al cielo per ritrovare la calma e la razionalità anche nei momenti di maggior dolore. La fede mi sostiene, credere mi fa pensare che, anche se oggi abbiamo solo un sacchetto di crocchette, domani troveremo un modo per sfamare tutti i nostri ospiti.

E poi succede?

Succede, altrimenti non saremmo qui. Poi ovviamente la forza me la danno queste creature, a volte penso che alcuni di loro siano veramente dei maestri venuti a darci una lezione di forza e resilienza. Ho avuto dei cani che mi hanno lasciato delle emozioni impossibili da descrivere e che nonostante tutto ho fatto adottare perché è giusto che abbiano l’amore di una famiglia, il loro bene viene prima di tutto, anche se è difficile separarsene.

Ci racconta di alcuni di loro…

Ce ne sono così tanti…Una creatura che non potrò mai dimenticare è stata Piricchitta, una cagnolina malata che non abbiamo potuto dare in adozione per le condizioni di salute troppo cagionevoli. Lei era la mia migliore amica, io con lei parlavo e lei a suo modo mi rispondeva attraverso lo sguardo. Quella cagnolina ha fatto così tanto per il rifugio.

In che modo?

Queste creature riescono a compiere dei piccoli miracoli, smuovendo gli animi delle persone e unendole intorno a un unico principio comune che è quello dell’amore e del rispetto per ogni forma di vita. Una cosa è certa, attraverso queste anime meravigliose, ho avuto l’onore di conoscere persone così belle da essere luce in un tunnel buio.

Ci racconta una storia a lieto fine?

Ce ne sono tante fortunatamente ma sicuramente penso a Gegè, un cane a cui hanno sparato in faccia a distanza ravvicinata fracassandogli il muso. Gegè è stato sottoposto a diversi interventi di ricostruzione ed è stato adottato da una famiglia tedesca, ora vive a Berlino circondato da un amore immenso. Ma non siamo stati noi a salvare lui, lui ha salvato me. Gegè ha insegnato una delle più grandi lezioni di umanità, resilienza e amore a tutti noi.

Quale lezione?

Era appena venuto a mancare un cagnolino del rifugio, Pupazzetto e non riuscivo ad elaborare questa perdita. Ero nello sconforto più totale e non sapevo se ce l’avrei fatta, non riuscivo a trovare la forza, il dolore era troppo grande e si sommava a tutti i dolori vissuti prima e mi sovrastava. Poi ci hanno chiamato, era stato ritrovato un cane a cui avevano sparato in faccia. Quando ho visto Gegè ho capito che non potevo mollare. Lui mi ha dato uno scossone, è arrivato con questo messaggio “Cosetta non mollare, noi abbiamo bisogno di te”. Ecco cosa intendo quando parlo di piccoli miracoli. E poi c’è Salvo di cui ho parlato prima, lui è un concorrente fuori gara perché ci insegna ogni giorno a non arrenderci mai e a continuare a credere sempre che la vita è più forte della morte, che il bene è più forte del male e che bisogna continuare a lottare per il bene perché può sempre esserci una seconda opportunità, ci sarà sempre una nuova alba.
Come diceva Einstein: “Ci sono due modi di vivere la vita. Uno è pensare che niente è un miracolo. L’altro è pensare ogni cosa è un miracolo”.

Per informazioni su come diventare sostenitori del rifugio “I Fratelli Minori” o per gli estremi per le donazioni potete visitare il sito www.lidaolbia.it o contattare il numero +39 3334312878.

Potete seguire il rifugio anche via social
Instagram: @lidasezolbia
Facebook: Lida Sez. Olbia


Reader's opinions
  1. Alberto Previati   On   19 Aprile 2020 at 17:20

    Con molto piacere, sperando che altri facciano come me, sosterrò la causa! Grande donna e grande progetto…
    Ad Maiora

  2. Francesca   On   20 Aprile 2020 at 20:13

    In tutti i settori in Italia manca la volontà vera di risolvere i problemi. E poi ci sono sempre troppi interessi privati nel pubblico e nessun controllo. Ha ragione la signora a dire che occorre la sterilizzazione di massa per risolvere parte del problema, ma serve anche una patente dopo un corso come in Svizzera per chiunque voglia occuparsi di un animale e controlli affinché lo stesso venga ben accudito. Pene severissime per chi sevizia, abbandona, uccide animali anche randagi. Inoltre, finché non si svuotano canili e gattili andrebbe limitato l’allevamento per la vendita (per me peraltro gli animali non si dovrebbero vendere, ma ognuno ha la sua attività) e recuperare i cani scartati. Vietata la vendita in negozio e l’importazione dall’estero, riqualificazione e ricollocazione dei randagi secondo carattere e condizioni ai fini della Pet therapy per disabili, anziani, in RSA, e adozione del cane di scuola per educare al rispetto, alla comunicazione con l’animale chi abbia paura, e soprattutto responsabilizzare in una società deresponsabilizzata. Tutte proposte a verbale in un piccolo comune del Pavese.

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