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Conoscere e valorizzare le proprie radici è il modo migliore, se non l’unico, per abbattere i muri e confrontarsi con chi arriva da fuori con altre culture, con altre radici. Ed il simbolo di questa appartenenza ad un popolo, ad una tradizione, è la bandiera.

Simbolo non di un movimento politico, ma di un intero popolo. Simbolo di unione e non di divisione”, spiega Silvia Nizzetto, assessore all’Istruzione ed allo Sport del comune di Treviso.

Eppure quando ha provato ad organizzare approfondimenti della lingua e della storia veneta nelle scuole, o quando ha utilizzato la bandiera con il Leone di San Marco è stata subissata di attacchi e di critiche da parte dell’opposizione e dei giornali locali.

È vero, e mi pare una situazione assurda. Mancanza di approfondimento nelle accuse, continue inesattezze. Ma, per fortuna, i cittadini se ne sono resi conto. È stata lanciata una petizione contro di me alla fine dello scorso anno ed aveva raccolto 61 firme. Una petizione a mio favore ha raccolto 750 firme in un giorno. Ora siamo a 920 contro un centinaio”.

Le contestano di aver obbligato le scuole ad insegnare cultura veneta?

Falso anche questo. Erano solo linee guida, dunque le scuole non avevano nessun obbligo. E si trattava di 5 ore in un anno. C’erano anche progetti legati all’inclusione, alle lingue straniere, alle nuove tecnologie”.

Ma il vero scontro è sulla bandiera. Ai suoi avversari non piace che lei utilizzi quella veneta, sia quella tradizionale sia quella De Mar. Perché sono così infastiditi?

Vorrei saperlo anche io. Se andiamo in Friuli-Venezia Giulia possiamo ammirare il loro simbolo, in Sardegna sono giustamente orgogliosi della bandiera con i 4 mori, ma in Veneto qualcuno si indigna se vede esposto il simbolo della nostra storia. L’assurdo è che quando incontriamo delegazioni ufficiali di ambasciate e consolati, ce la chiedono in regalo la nostra bandiera. I giornali locali, invece, pare si vergognino del nostro passato, dei tanti secoli di storia gloriosa”.

A Venezia, alla Vogalonga, sulle imbarcazioni campeggiano bandiere occitane, catalane, bretoni. Nessuno si lamenta. Per una regata a Treviso, in cui sono comparse le bandiere De Mar della Serenissima si è scatenato il finimondo.

Ma lei, assessore, si rifiuta di indossare la fascia tricolore?

Assolutamente no, è l’ennesima falsità. Anzi, io rispetto la norma che prevede l’utilizzo della fascia tricolore solo per iniziative istituzionali di alto livello. Ed io in quei casi, le fotografie lo dimostrano, ho la fascia tricolore. Ma ad una manifestazione folkloristico è normale che i gruppi di cultura locale siano accompagnati dalla bandiera veneta, come è normale che i nostri atleti che affrontano le gare internazionali abbiano un simbolo della nostra e loro terra. Quanto, poi, alla vicenda della regata, è stato un gruppo di donne che hanno affrontato e vinto la battaglia contro il cancro ad aver chiesto, e logicamente ottenuto, la bandiera De Mar. Che ha accompagnato anche il ricordo delle loro amiche che non ce l’anno fatta. La speculazione su questo episodio è stata davvero vergognosa”.

Ma allora perché questi attacchi continui contro il simbolo della Serenissima?

Forse perché è l’unico modo in cui alcune forze politiche riescono a ricordare di esistere ancora. O forse perché a loro dà fastidio che anche le nuove generazioni possano riconoscersi nella storia e nelle radici della propria terra. Noi vogliamo offrire ai giovani un motivo di orgoglio per rimanere in Veneto e per essere protagonisti dello sviluppo del nostro territorio. Protagonisti in una Europa dei popoli che difenda le diversità. Forse altri preferiscono la mescolanza, l’emigrazione, l’impoverimento della nostra terra.


Reader's opinions
  1. Silvia   On   18 Luglio 2019 at 11:49

    Un sincero grazie per la capacità di tradurre il vero sentimento che mi guida nelle azioni e nelle scelte quotidiane di cittadina, moglie, madre e amministratore, mi riferisco all’amore e all’orgoglio per la mia terra e lingua madre a cui sono debitrice per tanta bellezza, ricchezza di storia cultura e profondità di valori.

  2. alberto pento   On   18 Luglio 2019 at 17:06

    È giusto chiarire che la bandiera di Venezia, della Serenissima e della Regione Veneto in buona parte coincidono per oggettive ragioni storiche, a Venezia per tradizione millenaria mentre per il resto del Veneto per una tradizione secolare dovuta ai 4 secoli di appartenenza delle terre venete alla Repubblica Serenissima dove Venezia era la dominante e tutte le altre terre erano in posizione subordinata e i loro cittadini erano sudditi di Venezia.
    È altrettanto giusto chiarire che la Serenissima non coincide con un’ipotetico e non ben definito Stato dei Veneti o con una Nazione Veneta né tantomeno con un Popolo Veneto.
    La Serenissima era la Repubblica dell’aristocrazia veneziana che era un’oligarchica veneta che aveva una serie di domini costituenti lo stato di terra e di mare comprendente al suo interno varie popolazioni in qualità di sudditi, tra cui le popolazioni venete, e non venete come quelle lombarde, friulane, istriane, dalmate ecc. .
    Durante la Repubblica Serenissima e il relativo dominio veneziano non si è costituito politicamente alcun Popolo Veneto, alcuna Nazione Veneta, alcun Stato Veneto a sovranità di tutti i veneti che non vanno confusi con l’insieme dei sudditi della Serenissima che in buona parte non erano veneti.
    Va ribadito che i veneti durante la Repubblica Serenissima con il suo dominio veneziano non erano propriamente un popolo indipendente e sovrano, poiché la sovranità e l’indipendenza era solo dei veneziani mentre gli altri veneti erano soltanto sudditi.
    Quindi non si può invocare/richiamare il periodo storico della Serenissima come un periodo dove i veneti erano indipendenti e costituivano uno stato e una nazione venete.
    La bandiera veneziana di San Marco è la bandiera di Venezia e della Regione del Veneto che qualifica e identifica i veneti in un certo qual modo e giustamente i veneti la portano come il simbolo che maggiormente e più significativamente li identifica storicamente, culturalmente, etnicamente come un insieme comunitario in Italia, in Europa e nel Mondo.
    Certo indipendentismo preso dal mito veneziano della Serenissima dovrebbe essere più attento alla storia reale e non cadere negli stessi errori fatti dal nazionalismo italiano o italianista che ha forzato e falsato l’interpretazione della storia approntando un mito Risorgimentale artefatto, illusorio e ingannevole che tanto male ha portato alle genti italiche e in particolare ai veneti;
    non si riproduca un Risorgimento veneto in analogia a quello italiano.

  3. Gianmarco rossetto   On   20 Luglio 2019 at 12:07

    grazie assessore
    Lei con la sua intelligenza, serenità e gioia è un modello per una generazione di amministratori locali che il veneto si merita e che arriveranno. Questi attacchi sono mossi dalla lunga mano dello stato liberticida.
    Sono i sicari antidemocratici paludati da democratici solo nel nome del partito in cui militano. Servi schiocchi di un regime dispotico e coloniale.
    Vada avanti ferma e serena, il popolo è con lei!

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