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Bisogna cambiare tutto, in Europa come in Piemonte

Roberto Rosso, candidato alle elezioni europee ed a quelle regionali piemontesi, non ha dubbi sulla necessità di invertire completamente la rotta. D’altronde – sottolinea – persino i responsabili del disastro dell’Ue sono consapevoli della necessità di un cambiamento, “ma loro si limitano a dichiararlo anche se in realtà non vogliono cambiare proprio nulla, per conservare il proprio potere al servizio del grande capitale transnazionale”.

La sfida, per Rosso, parte però dal Piemonte.Gli errori nella nostra regione non sono stati minori, ma i giornali sono impegnati a creare il falso mito di San Chiamparino. E dimenticano che il Piemonte è passato dalla seconda posizione come economia del Nord all’ultimo posto assoluto. Le altre regioni settentrionali hanno recuperato i livelli precedenti alla crisi, il Piemonte no. Non si possono accusare i governi nazionali che si sono succeduti, poiché le regole sono uguali per tutti, dalla Lombardia al Veneto ed all’Emilia. E allora significa che è stata la giunta Chiamparino a sbagliare tutto, a frenare la ripresa”.

Ma per Rosso come può rilanciarsi il Piemonte? Nei giorni scorsi, con Vittorio Sgarbi, abbiamo sottolineato l’importanza della cultura come elemento fondamentale per una ripresa che non sia solo economica ma anche personale, che elevi il livello generale. La cultura come traino del turismo regionale, come crescita professionale, come capacità di affrontare sfide sempre più complesse”.

Il candidato di Fdi è sempre stato attento alle attività artigianali, all’innovazione ed alla spinta che si può ottenere dai giovani.Ed è da questo che si deve ripartire. Formazione di alto livello, ricerca, fantasia, capacità impareggiabile di realizzare prodotti unici. Dobbiamo facilitare l’accesso al lavoro, la creazione di imprese, la nascita e lo sviluppo di start up”.

Però, in fondo, è quello che sostengono anche gli avversari che hanno governato il Piemonte negli ultimi anni. È vero, lo sostengono. Ma solo a parole. Perché nei fatti si sono limitati a passare dal Sistema Torino al Sistema Piemonte. Fallimentare, poiché basato su cooptati di bassa qualità, capaci solo di garantire la conservazione del potere ma totalmente incapaci di far crescere il Piemonte. Hanno fatto aumentare la disoccupazione, hanno impoverito tutti. Ecco, il nostro primo compito per rilanciare la a nostra regione sarà quello di spazzar via tutte queste incrostazioni che impediscono ogni sviluppo”.


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