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Noi siamo una bottega industriale e famigliare.

Ascolti la definizione di Marco Brandani e pensi di essere altrove. Non in una struttura d’avanguardia, realizzata da un architetto famoso, per la Maina. Perché la “bottega” guidata da Brandani è appunto la Maina di Fossano, un colosso dolciario.

Come si può definire bottega un’industria che vende in tutta Italia ed esporta in vari Paesi del mondo?

Perché è rimasta la logica della bottega. Abbiamo continuato a crescere, nel corso degli anni, ma rimanendo ancorati ai valori di quando abbiamo iniziato. Anzi, di quando hanno iniziato i nostri genitori. E sottolineo il “nostri” perché la Maina continua ad essere gestita dai senior e da noi cugini che rappresentiamo la seconda generazione.

Un vantaggio il controllo famigliare?

Per noi sì. Perché possiamo anche scontrarci tra di noi, ma nella consapevolezza che le divergenze di opinione puntano tutte e comunque alla crescita dell’azienda.

Una crescita che si vede anche nei numeri.

È vero. Lo scorso anno abbiamo superato i 100 milioni di fatturato. Con un incremento nell’ordine dell’8-10%. Non male, considerando la situazione.

Già, qual è la situazione. Voi producete soprattutto dolci da ricorrenza, panettone e pandoro a Natale, colomba a Pasqua. Come sta andando il settore?

Non benissimo. A Natale il comparto ha registrato una flessione del 3% mentre noi siamo cresciuti del 10%. Ma non c’è nessuna fuga dal panettone e dal pandoro, anche se si tratta della seconda contrazione consecutiva del mercato. In realtà il mercato dei dolci natalizi era drogato dalle politiche di super offerta della grande distribuzione. Quando le offerte sottocosto sono diminuite ed i prezzi sono aumentati, il consumatore ha ridotto gli acquisti ed ha puntato sui marchi che garantiscono la qualità. Così è diminuito il numero dei produttori ed è cresciuta la ricerca di prodotti alto di gamma.

All’estero come siete andati?

Molto bene, soprattutto in Gran Bretagna e Stati Uniti. Mercati che mantengono gli stessi livelli di consumo di panettone (il pandoro non interessa) ma che hanno preferito i nostri prodotti.

E le colombe pasquali come stanno andando?

Per il momento l’interesse pare elevato. In realtà i conti si fanno solo negli ultimi giorni. E si fanno solo in Italia poiché si tratta di un prodotto che all’estero attrae poco. D’altronde è lo stesso problema dei biscotti. Nella maggior parte del mondo la prima colazione è salata, non dolce come da noi.

Nei progetti di Maina ci sono diversificazioni produttive?

Ogni anno ampliamo la gamma di panettone, pandoro ed anche colombe. Abbiamo anche piccole produzioni di pasticceria, vedremo se investire in questo settore. Ma per ora sono soltanto idee in libertà.


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