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In questi giorni di quarantena ho riflettuto a lungo su che cosa in questo momento mi manchi di più.

E sottolineo “cosa” perché, a fare l’elenco delle persone che mi mancano, la mia lista si riempirebbe subito.

Di nomi e volti, di abbracci e baci…e di sorrisi, non quelli che mi ostino a fare sotto una mascherina.

Certo, uscire. Come a tutti. Un caffè al bar, tanto per cominciare.
E poi la montagna, le pelli di foca, il sole e la neve. Il mare, l’aria, l’alba e il cielo blu. La libertà.

Tuttavia, sappiamo che questo è il momento in cui ci è richiesto un piccolo e grande sacrificio per limitare il contagio e io ho deciso che #restoacasa.
Quindi, ciò che mi manca veramente in questo momento, in cui sono a casa, è ciò che tutti possono fare ma che una spalla rotta mi impedisce: in una sola parola, YOGA!

Con l’aiuto di un tappetino “magico” quanto quello di Aladino, sarete liberi di viaggiare dentro e fuori di voi.

Sì, perchè lo Yoga è terapia immediata quando il vaccino contro il Covid-19 non è ancora arrivato, e quando non ci è possibile ricongiungerci ai nostri cari, è un percorso interiore che ci porta lontano in luoghi sconfinati ed inesplorati, senza uscire di casa ma rimanendo sempre su pochi centimentri di un tappetino.

In questo periodo difficile, in cui l’ansia e la tempesta di notizie negative che riceviamo ogni giorno, riempiono la nostra testa, lo Yoga può tornarci utile per affrontarlo: citando un aforisma del filosofo Patanjali, autore dello Yogasutra, “chitta vritti nirodaha”, ovvero lo Yoga è sospensione delle divagazioni del pensiero e cessazione del turbinio della coscienza.

Yoga è una parola antica che deriva da “yui” che in sanscrito significa “giogo, legame, unione”.
Non deve essere inteso come una pratica religiosa bensì come una disciplina che consente di percorrere un sentiero spirituale, alla fine del quale si raggiunge il samadhi, un senso di beatitudine e pace, uno stato di “estasi” (dal latino “ex-sto”, nel vero senso di uscire al di fuori di sé, dal proprio corpo e dalle proprie barriere, dalle quattro mura in cui in questi giorni ci sentiamo reclusi…) e di illuminazione, che ci porta a superare ogni dualità presente attraverso l’unione corpo-mente, dentro-fuori, soggettivo-oggettivo, individuale-universale, yin-yang…

Il primo dicembre dell’anno passato sono diventata, con immensa gioia e grande entusiasmo, istruttrice di yoga dinamico, una pratica che prende spunto dalla serie primaria dell’Ashtanga Vinyasa Yoga, quella dello Yoga terapia, per purificare e guarire corpo e anima attraverso l’eliminazione delle tossine, il sudore, la fluidificazione del sangue.

Anche nello Yoga dinamico, così come nell’Ashtanga, i tre pilastri (tristana) su cui si fonda tutta la pratica sono: pranayama (il controllo del respiro che domina la mente), bandha (chiusure che sbloccano l’energia nel corpo, sono tre: perineo, ombelico e mento) e drishti (la direzione dello sguardo per favorire la concentrazione, sono nove: la punta del naso, tra le sopracciglia, le mani, i pollici, i piedi, l’ombelico, verso destra, verso sinistra e verso l’alto).

Quando penso allo Yoga, non posso prescindere dai chakra e dalla bellissima leggenda della Dea Serpente, la kundalini.

Scopriamo, in breve, cosa sono i chakra. La parola in sanscrito significa “ruota”, sono punti di contatto all’interno del corpo tra il centro fisico e il centro energetico; sono i nostri centri energetici che traggono l’energia dall’esterno e la trasmettono al corpo attraverso dei canali, anche detti “nadi”.

I principali o “maestri” sono sette e hanno sede lungo la colonna vertebrale:
muladhara: è il chakra della radice-radicamento, ha sede alla base della colonna vertebrale (colore: rosso e nero; pietra: rubino);
svatistana: è il chakra sacrale, della sessualità e creatività, si trova sotto l’ombelico (colore: arancione; pietra: corniola);
manipura: è il chakra del plesso solare, collocato nella zona di diaframma, stomaco ed esofago, corrisponde al sistema parasimpatico e vago (colore: giallo; pietra: ambra);
anahata: è il chakra del cuore, quello dell’amore, della guarigione e dell’ascolto (colore: verde; pietra: quarzo rosa);
vishuddi: è il chakra della gola e della comunicazione (colore: azzurro; pietra: acqua marina e turchese);
ajna: è il chakra del terzo occhio edella consapevolezza (colore: blu; pietra: lapislazzuli e zaffiro);
sahasrara: è il chakra della corona, collocato sopra la testa (fontanella), e della spiritualità (colore: viola, bianco; pietra: ametista e cristallo di rocca).

La meravigliosa leggenda della dea kundalini (dal sanscrito “kundali” che significa ‘avvolto’) narra di un serpente assopito che dorme avvolto tre volte e mezzo attorno al primo chakra, alla base della spina dorsale. Risvegliandosi, risale lungo la colonna vertebrale con un movimento a spirale apportando maggiore prana (respiro, soffio vitale) ai chakra,che quindi producono una maggiore energia, fino a raggiungere sahasrara, il centro dell’illuminazione sulla sommità della testa. Il raggiungimento di uno stato più elevato di energia consente la guarigione di corpo e mente, che viene così “illuminata”. La dea kundalini è la metafora della forza guaritrice dello Yoga contro la nostra inerzia e ignoranza. Allora, siete pronti anche voi a viaggiare sul tappetino magico?


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