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Una delle frasi più conosciute al mondo, di cui però non si conosce bene l’origine, è certamente «Vedi Napoli e poi muori!»: detta così, mette timore e con un classico cornetto in mano si fa di tutto per evitate un viaggio in quella città funesta. In realtà, essa merita di essere visitata e apprezzata insieme a tutto il golfo che la circonda e ne fa uno dei panorami più belli al mondo.
Si parta da Sorrento, cittadina «incantevole, romantica, deliziosa, e quanto mai “amenissima”…», diceva Gaetano Moroni, che sorge sul versante nord-occidentale della penisola che da essa prende il nome, dividendola dall’altrettanto fantastica “costiera amalfitana” posta sul versante sud, con cui fu sempre in competizione durante l’intera età medievale, prima di divenire parte integrante del Regno delle Due Sicilie e poi di Napoli: a quell’epoca risalgono i principali monumenti cittadini, la Cattedrale di San Filippo e Giacomo e la Basilica di Sant’Antonino, edificate intorno all’XI secolo, mentre sembrerebbe essere di epoca romana il Santuario della Madonna del Carmine dominante il centro della città. Sorrento ha dato i natali a Torquato Tasso, autore della “Gerusalemme Liberata”, epopea della prima crociata e uno dei poemi più importanti della letteratura europea.
Procedendo verso nord lungo il litorale, si incontra Castellammare di Stabia, che sorge in una piana di natura alluvionale-vulcanica ed è separato dai comuni limitrofi dal fiume Samo e dai Monti Lattari. Le sue origini sono antiche e risalgono ai tempi dei Sanniti e della breve dominazione etrusca (che interesso tutta l’area del Golfo nel VI secolo a.C.), cui seguì l’inevitabile conquista romana che vi fondò il castrum Stabiae, intorno al quale in epoca medievale fu eretto un castello in posizione dominante, da cui il nome della città, che ricevette titolo ufficiale con un documento del 1086 d.C.. Inclusa nel Ducato di Sorrento, subì le dominazioni di svevi, angioini e infine spagnoli, prima di divenire parte del regno borbonico. Rinomata per la sua attività di pesca, cui si aggiunge un fiorente turismo internazionale, possiede oltre 50 chiese nonché diversi palazzi nobiliari, fra cui uno dei Farnese del ‘500, nonché la stupenda “reggia Quisisana” che si ritiene sia stata eretta dagli Svevi poco prima di divenire residenza di Carlo I d’Angiò e aver ospitato vari personaggi storici fra cui Carolina Bonaparte.
Risalendo la costa, proprio sotto il Vesuvio, si trova Torre Annunziata, località turistica balneare nota in tutto il mondo, oltre che per le produzioni locali di pasta che le valgono il titolo di “capitale dell’arte bianca” anche grazie alle presenza dei pastifici della Voiello. Pesca, commercio e turismo sono le attività principali e tradizionali, cui si sono aggiunte nel dopoguerra alcuni siti siderurgici e metalmeccanici, ad affiancare la sede della Reale Fabbrica d’armi del Regno di Napoli, oggi ancora operativa per l’Esercito Italiano. La storia della cittadina inizia con le prime colonizzazioni dei Pelasgi, seguiti dagli Osci e dagli Etruschi, quindi dai Sanniti e dai Romani, i quali vi costruirono una importante area termale detta “Oplontis”, inserita nel 1997 nel Patrimonio dell’UNESCO. Rasa al suolo dall’eruzione del vulcano del 79 d.C., rimase area selvatica per secoli prima della fondazione di una torre angioina nel XIV secolo, attorno cui si sviluppò un borgo che fu feudo di molte importanti famiglie nobiliari, dai Del Balzo ai Conti di Samo, ai Barberini di Palestrina. La torre divenne “dell’annunciata” ad opera dei Piccolomini, prima della breve trasformazione in Gioacchinopoli sotto il dominio del generale napoleonico agli inizi del XIX secolo.
Non va confusa con Torre del Greco, che si trova appena più avanti seguendo la costa, città di origine medievale probabilmente eretta da Federico II di Svevia col nome di Turris Octava, forse perché collocata su un’antica villa di Ottaviano Augusto. Dopo il dominio svevo-normanno, che aveva cacciato i Saraceni insediatasi nell’area col beneplacito vescovile, divenne cittadina aragonese e infine borbonica. Colpita spesso dalle eruzioni del Vesuvio, è stata in gran parte ricostruita dopo quella del 1794, anno in cui furono erette decine di chiese cattoliche, accanto alle ville nobiliari fra cui emerge quella dei Carafa.
La storia del Golfo si intreccia continuamente con quella del Vesuvio, uno dei vulcani attivi più grandi d’Europa, che ha modellato la fisiologia del territorio continuamente, sin dalla più famose catastrofe che colpì altri due famosissimo comuni della zona: Pompei ed Ercolano. La prima fondata dai Pelasgi in epoca remota, fu conquistata da Cuma e poi dai Sanniti, prima di divenire colonia romana sotto Silla, appena prima di essere distrutta e allo stesso tempo conservata per l’eternità dalla lava prodotta dall’eruzione del 79 a.C.. Tanto che oggi Pompei è parte del Parco Archeologico che appartiene al Patrimonio Unesco dal 1997, deposito perenne di costruzioni, opere d’arte e oggetti di vita quotidiana romani pressoché intatti e meta ogni anno di milioni di turisti da tutto il mondo. Condivide questo destino con Ercolano, anch’essa colonia romana colpita dal vulcano, sebbene la leggenda vuole che sia stata fondata dall’eroe greco Ercole, da cui prende il nome, mentre gli studi storici ne assegnano la paternità agli Osci ed Etruschi. Essendo stata più volte colpita da fenomeni eruttivi, i monumenti sono tutti abbastanza recenti, eccezion fatta per la Basilica di Santa Maria a Pugnano che risalirebbe all’XI secolo, mentre nell’età d’oro del regno borbonico la città divenne sede di ville nobiliari importanti, concentrate sulla via che è nota come “miglio d’oro”.
Certamente il Golfo è dominato dalla vetta imponente del Vesuvio (quasi 1300 mt. Slm), che ne ha segnato la storia e la cultura per millenni. Il nome latino Vesuvius sembra di origine indoeuropea dal significato di illuminare o bruciare, ma pare da altre leggende che sia legato alla figura di Ercole e al suo padre divino Zeus, nella accezione di colui che fa piovere, per cui si può associarlo al Monte Olimpo, sede degli Dei greci, visto che fra le prime popolazioni antiche a colonizzare questa area vi furono i Pelasgi, ritenuti discendenti diretti del capo degli Dèi olimpiadi. Il monte è circondato dal Parco naturale ed è accessibile in parte ai turisti o agli scalatori, sebbene si teme un risveglio improvviso in qualsiasi momento segnalato da continue fumarole che sprizzano dai suoi crateri e dal bradisismo ininterrotto.
Passato il vulcano, ecco Napoli: l’antica capitale greca (Parthènope), riedificata come Neapolis dai Cumani nel VI secolo aC, è sempre stata un importante centro urbano dell’antichità e ancora durante l’età imperiale romana e bizantina, di cui divenne un ducato autonomo incluso nei Themi italici e un vescovado bizantino legato a Costnatinopoli almeno fino al X secolo dC. Con la conquista normanna, la storia di Napoli cambiò e divenne quella della più importante e popolosa città del Regno del Sud sotto la dinastia sveva e poi angioina (se ne possono ammirare i rispettivi castelli dell’Ovo e Maschio, visibile da ogni angolo della città), finché non passò sotto l’autorità aragonese e poi spagnola-asburgica, prima di divenire capitale del Regno omonimo sotto i Borboni, fino all’annessione al Regno d’Italia nel 1861.
Appena più a nord, al termine della vasta baia del Golfo, si trova Pozzuoli, altra antica cittadina di origine romana (Puteoli) già dal IV secolo aC, che ne fece un importantissimo porto nel Mediterraneo e poco dopo la base della flotta imperiale (Miseno). A causa del continuo bradisismo e delle fumarole di zolfo della zona, Pozzuoli perse la sua centralità marittima e decadde, rinascendo però come importante comunità cristiana sin dalle origini: ne sono tracce le numerose chiese cattoliche, fra cui eccelle la Basilica di San Gennaro dove ogni anno si celebra la liquefazione del sangue del santo.
Concludono lo scenario del Golfo le due isole più belle e famose di Capri e Ischia. Famose in tutto il mondo per i panorami incantevoli, le coste rocciose e le acque limipidissime, per le sfarzose strutture turistiche e per la coltivazione dei limoni, da cui si produce uno dei liquori più famosi al mondo (il limoncello), le due isole appaiono come due sentinelle della baia e dell’intero specchio di Tirreno meridionale. Ogni anno, centinaia di migliaia di turisti da ogni parte del mondo si accalcano al porto di Margellina per prendere uno degli aliscafi che in meno di un’ora conducono alle due isole, per trascorrere periodi di vacanza o anche solo una breve e piacevole gita. Ischia è un vulcano spento, che però riesce ancora ad alimentare le terme, per cui l’isola è rinomata e ricercata, e ad arricchire le cale di sabbia nera tipica, dominata dal castello aragonese e ricca di stradine e percorsi per amanti della camminata. Capri invece è un gruppo di scogli di origine carsica collegati alla terraferma, su cui emerge la punta di Anacapri, località incantevole con una vista mozzafiato sull’intero Golfo e la Costiera Amalfitana, e i famosi Faraglioni che si stagliano di fronte all’ingresso della famosissima Grotta Azzurra, preferita dagli innamorati. Capri è sempre stata sede di ville nobiliari sin dai tempi dei romani e ancora oggi rappresenta uno dei siti più rinomati della vita mondana vip e del jetset internazionale, che è facile incontrare nella celeberrima Piazzetta nel centro cittadino.
A questo punto, non resta che partire e scoprire questo sito fantastico, per verificare se come sostiene la leggenda, alla fine si muore per l’amore di un incantesimo o se invece ci si libera, oppure come sosteneva Goethe, visitata Napoli ci si trasforma nell’animo e si diventa pazzi o si rinsavisce.


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