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Sono le 14,18 di Sabato.

Chiamata da sconosciuto sul cellulare.

Una voce di donna molto gentile mi chiede “Lei è Cristiana? Qui è l’Istituto di riposo dove è ricoverata sua zia. Sono incaricata di effettuare una video chiamata.
Se Le va bene può chiamare questo numero anche subito
”.

Eseguo all’istante.

Un volto bardato e con mascherina mi risponde e mi conduce dalla zia.

Un viso. Un sorriso grandissimo.
E’ Lei coi suoi capelli bianchi tutta in ordine e bella nel letto della sua stanza dove l’ho vista l’ultima volta il 2 marzo scorso.

Che pena avevo di saperla lì sola, senza contatti. Avevo provato a telefonarle, ma non sentiva e mi sembrava quasi che la frustrazione provocasse più danno che giovamento.

La vedo guardarmi felice mentre l’infermiera le traduce quello che non riesce a capire perché è sorda, dandole così il modo di rispondermi a tono.

Le spiego che in questi giorni siamo in una situazione molto simile alla sua, ma che stiamo tutti bene e che bisogna tenere duro.

La vedo come una forza della natura e sento che questo momento è importantissimo per lei.

Saluto riconoscente questo volto mascherato che mi ha regalato una grande commozione.

E mi sento più bella e più forte anche io a fine chiamata, di quella bellezza e forza che solo la gioia riesce a creare.


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