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Dalla Treccani della Lingua Italiana:

In italiano la parola idiota entra nel XIV secolo, riprendendo di peso per via colta il latino idiota. In latino, idiota significava ‘incompetente, inesperto, incolto’ e proveniva a sua volta dal greco idiótes. Idiótes voleva dire ‘uomo privato’, in contrapposizione all’uomo pubblico, il quale ultimo rivestiva cariche politiche e dunque era colto, capace, esperto; quindi già in greco idiótes valeva ‘uomo inesperto, non competente’.

Torniamo alla lingua italiana del Trecento: idiota vi significa (e di lì in poi significherà fino ai giorni nostri) ‘chi è stupido, privo di senno, incapace di ben ragionare’ e, anche per influsso della coeva poesia francese, ‘incolto, ignorante’. Come per altri vocaboli di significato simile (stupido, scemo, imbecille ecc.) è possibile fare di idiota un uso, come dire, aggressivo, adoperandolo come epiteto spregiativo o colloquialmente scherzoso. Oggi idiota e idiozia restano nel dominio esclusivo della lingua comune”.

Questa lunga e necessaria citazione per chiarire come, con il linguaggio in uso, è possibile descrivere l’accozzaglia di disastrati mentali che continuano la macabra esibizione del potere istituzionale.

La diagnosi è facilmente applicabile seguendo le contorsioni concettuali e i dispositivi paradossali delle deliberazioni governative.

È razionale che due persone che vivono nella stessa abitazione per uscire debbano essere a distanza e in automobile non possano stare seduti di fianco?

È razionale che queste stesse persone, che a casa mangiano e dormono insieme, al ristorante debanno essere separate dal dispositivo in plexiglass?

È razionale che un individuo che cammini da solo isolato, o meglio se in bicicletta o con altro mezzo di locomozione, debba mantenere la mascherina?

È razionale che si possa prendere il sole a distanza prevista ma sia illecito il bagno in mare?

È razionale che gli esercizi pubblici dedicati alla persona – parrucchieri, estetiste, palestre – debbano rimanere chiusi fino a giugno con l’apertura, invece, dei mini-casinò e dei posti di gioco d’azzardo legalizzato?

Quando si parla di idiota e di idiozia, è raziocinante un Presidente del Consiglio, da massimi esperti di diritto ritenuto un usurpatore e un millantatore, che se ne esce invocando “un atto d’amore delle banche”?

Ogni delirio ha un senso, sia esso simbolico o metaforico, mentre quello che Conte esprime, associato alla combriccola di esperti contraddittori, scombussolati e – come il loro referente/portavoce affetti da accecata megalomania – è quella che si definisce in psicopatologia “un’insalata di parole”.

Non c’è delirio con una paralogica da decifrare, ma uno stato confuso demenziale con uno sfondo maniacale che non permette il minimo aggancio alla realtà, ma si disperde in allocuzioni fantasiose, in elucubrazioni bizzarre, in inverosimili progettazioni allucinate.

Non ha la grandezza di Don Chisciotte che attacca i mulini a vento e scambia un gregge per un esercito di mori, ma neanche il suo fido scudiero che lo asseconda – leggasi Mattarella – ha lo spessore, la simpatia e la lucida accondiscendenza dell’estroverso Sancho Panza letterario.


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