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Puntando il drone sul venerdì, mi vedo uscire leggera come una piuma dallo stabile che mi ospita per la settimana lavorativa, stimbrare al marcatempo ultimo modello mentre sbircio vagamente infastidita la solita presenza dell’immancabile osservatore piazzato di fronte che, ipnotizzato dal passare del tempo, attende lo scoccare dell’ora x.

Volare fuori dall’edificio mentre le porte si aprono.
Fuori con le mie immancabili tre borse (da donna, da avvocato, termica).
Con un ampio respiro misurare la fatica del distacco dai miei pensieri lavorativi.

Ce ne sono tante di canzoni sul venerdì come “Friday I’m In Love” dei The Cure – I don’t care if Monday’s blue, Tuesday’s grey and Wednesday too, Thursday I don’t care about you, It’s Friday i’m in love (Non m’importa se Lunedì è triste, il martedì è grigio, mercoledì pure. Di Giovedì non m’importa. E’ Venerdì e sono innamorato) oppure “Dancing Queen” degli ABBA – Friday night and the lights are low, Looking out for the place to go (Venerdì sera e le luci sono basse. Decidendo per un posto dove andare) – oppure “Ci vediamo Venerdì” del Biagio di casa nostra – Ci vediamo Venerdì, lo so non passa mai ed io rimango solo a contare le ore mentre un altro giorno muore –.

Ma a proiettarmi verso il Venerdì sera è un motivetto semplice tipo “All of me”, leggermente accennato a bocca chiusa.

Non so se succeda nella vita di tutti, ma nella mia c’è stato un particolare momento nel quale ho cominciato a pensare che il venerdì , tra i giorni con l’accento, fosse quello speciale.

Con i figli piccoli il Venerdì sera preoaravi la pizza fatta in casa. Una teglia bastava per tutti.
Poi cresciuti la teglia non bastava più, ma la festa rimaneva, a casa o in pizzeria.
A guardarsi negli occhi, parlare, cantare, suonare.

Per Venerdì intendo il calore che danno le piccole gioie vere.
Uno spazio del cuore.

Il rito antitesi della forma, la tensione all’essenziale, il momento esclusivo e dedicato a ciò che vale la pena tenersi stretto, a godere di ciò che è autentico e prezioso e conta nella vita e da cui per forza di cose devi distaccarti durante la settimana.

Magari per altri questo momento non coincide con il venerdì.
A me invece piace che sia proprio il Venerdì.
Venerdì era quel ragazzo selvaggio salvato da Robinson mentre stava per esser sacrificato in un rituale di cannibalismo, compagno leale e perfetto servitore nel Robinson Crusoe di Daniel Defoe.

E Venerdì deriva da Veneris die, il giorno di Venere associato all’amore e alla bellezza.

E Venere quindi ne è l’archetipo.

Potete togliermi tutto, ma non il mio Venerdì.


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