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Le mode viaggiano veloci per le strade delle nostre città, alcune rimangono senza lasciare segni particolari altre, come nel caso della SUPREME, invece dilagano come una macchia d’olio nell’oceano.

Oggi, peraltro in pieno BOOM di saldi, è impossibile non imbattersi in teenager ricoperti dalla testa ai piedi del famigerato quanto misterioso brand SUPREME.

Purtroppo chi scrive ha passato da una decina di anni o forse più la beata età dell’adolescenza e del sopra menzionato brand non conosce praticamente nulla e quindi ha deciso di approfondire il fenomeno che ha conquistato l’Italia

Dopo un breve viaggio nella biblioteca virtuale di internet ho appurato che dietro al logo rosso con la scritta in grassetto font Futura bianca c’è molto di più di una semplice “fortunata” idea imprenditoriale, bensì una vera e propria disputa legale internazionale di “concorrenza parassitaria”.

Ma facciamo ordine per comprendere meglio cosa si cela dietro il marchio SUPREME.

Il marchio SUPREME NYC, così come recita il sito Wikipedia, “è stato fondato da James Jebbia” e il primo store ufficiale è stato aperto a Lafayette Street nel centro di Manhattan nel 1994.

Un marchio americano progettato con gli skater e per gli skater, pensate che il primo store prevedeva un ingresso molto più grande della media per consentire l’accesso direttamente sul surf con le ruote.

In soli dieci anni il marchio SUPREME ha conquistato tutto il globo, diffondendosi in tutti gli Stati Uniti, Canada, Giappone e nel vecchio continente principalmente in UK e Francia.

Anche l’alta moda si è accorta di SUPREME e infatti molteplici sono state le collaborazioni con marchi quali Luois Vuitton, Lacoste, Vans, Clarks, Dickies, The North Face, Playboy, Levi’s, Timberland, Comme des Garçons, StoneIsland, Undercover, White Castle, Schott e Nike.
Quest’ultima, infatti, dal 2017 ha iniziato l’acquisizione della società del bravo Jebbia!

Eppure come mai in Italia tutti vestono SUPREME? Come mai in Italia non v’è uno store ufficiale SUPREME eppure tutti impazziscono per questo brand?

Prima di rispondere a queste domande sono andato a chiedere informazioni ad alcuni ragazzi che popolano le nostre città sfoggiando orgogliosi le “costosissime” felpe e cappellini Supreme…

Marco, 16 anni, alla domanda “dove compri l’abbigliamento SUPREME” risponde, quasi sconvolto dalla mia domanda, “OVUNQUE. è la marca più figa del momento!” e ancora Claudia, 15 anni, “trovarla non è difficile, tutti i negozi più famosi la vendono, il problema è il costo, ma la adoro!”, Andrea, 14 anni, “Fedez è il mio cantante preferito e io voglio la sua felpa, quella rossa di Vuitton e Supreme”.

Nessuno però forse sa che ciò che indossano con tanta fierezza è nella realtà delle cose un FAKE!

Se proprio dobbiamo essere precisi un LEGALE FAKE, questo perché, in Italia, così come in terra spagnola sta dilagando un brand pressoché identico che, sfruttando l’impossibilità di registrazione del VERO marchio statunitense ha iniziato a mettere in commercio una linea di abbigliamento del tutto simile, nello stile, nel logo e nella denominazione… unica differenza? È che quella che viene distribuita in Italia è made in BARLETTA!

Il fondatore dell’originale SUPREME era solito utilizzare questo claim “se possiamo venderne 600 produciamone 400”, questa la filosofia del brand USA e proprio sfruttando tale business model a Barletta hanno deciso di colmare il gap di “esclusività” mettendo in commercio un vero e proprio clone… utilizzo dei social (instagram su tutti), politica marketing aggressiva e commerciali “liberati” su tutto il territorio italico e voila il gioco è fatto!

TUTTI VOGLIONO SUPREME… già… ma quale?

Nulla a che fare con lo stile della NewYork fine anni 90, e nessuna connessione con l’abbigliamento sfoggiato dai social divi Fedez e Ferragni… la Supreme Italiana non è nulla di più che una copia che sta cercando di rubare l’identità dell’originale.

Eppure questa frode tanto spudorata quanto sfacciata continua, nella perfetta apparente legalità, a spopolare fra i ragazzi di tutta Italia e ovviamente in moltissimi store del Bel Paese che, forse anche a loro insaputa, continuano a comprare ed ordinare centinaia di capi del poco innovativo e molto copiato brand italo – pugliese.

Si pensi però che questo “imbarazzante” angolo cieco del diritto d’autore ha permesso alla SUPREME made in Barletta di iniziare, FORSE, una collaborazione con la Samsung Cina e comunque di continuare, in attesa dell’esito della violenta battaglia legale in atto contro il vero brand americano, a spopolare fra i ragazzi di tutta Italia.

La SUPREME NYC, così come Peter Pan, ha perso la sua ombra speriamo che un Tribunale possa riattaccarla…


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