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“Eh sì, signora mia, sui treni si deve indossare la mascherina. E non ci si siede vicini neppure se si è conviventi. Le regole sono regole e bisogna rispettarle”.

Romana, non più giovane da un pezzo, il cerbero che ricorda l’obbligo di essere ligi agli ordini è inflessibile. Dura lex sed lex. Però lei, in compenso, deve essere dura anche di orecchi. Perché ignora gli inviti a non rompere le scatole all’intera carrozza attaccandosi al telefono e continuando a parlare a voce alta. Deve comunicare a tutta Roma che sta andando a Bolzano. Che mancano 3 ore all’arrivo, poi 2, poi un’ora e mezza.

E deve spiegare a tutti i passeggeri che occorre chiamare Marco Leone. E che Fabio deve muoversi. E poi quell’altro, meno male che se n’è andato, “da quando non c’è più andiamo come treni”. Come treni rumorosi, indubbiamente.

Non è un caso che le persone che si lamentano per il mancato rispetto per le regole da parte degli altri siano poi quelle che il rispetto per gli altri non sappiano cosa sia. Se poi al fastidioso utilizzo del telefono si aggiunge il distanziamento, il disastro è completo. Perché l’educata signora deve comunicare al suo distanziato compagno di viaggio l’esito di ogni telefonata. Un esito che tutti hanno ascoltato loro malgrado. Tranne lui.

Ma le regole, se ci sono, devono essere rispettate. Tutti con la mascherina. E vai con gli strilli al cellulare.


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