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Rubo questo titolo da un celebre e datato saggio dell’antipsichiatra Thomas Szasz che, a prescindere dal noiosissimo utilizzo di questo concetto per descrivere fantasiose quanto oscene interpretazioni del fascismo e del nazionalsocialismo – il comunismo no, quella era una democrazia popolare – rende bene l’idea di questo particolare momento virale, dove sembra che la salute fisica e psichica sia al centro del politicume nazionale e transnazionale.
Senza disconoscere la gravità sanitaria, e con il dovuto rispetto di coloro che sono tecnicamente impegnati in questa quotidiana battaglia, la connotazione controllante e persecutoria di questa strategia terapeutica ha raggiunto apici di ridicolaggine attenuati solo dalla pericolosità della medesima.
Elicotteri che controllano spiagge e terrazze per scoprire grigliate sovversive o abbronzature sediziose. Droni che sorvegliano gli spazi aperti dove eversori della briscola possono trovarsi a tramare o fomentatori di disordini si allenano con il cane per la prossima presa del Palazzo d’Inverno. Solerti rappresentanti delle forze dell’ordine, magari dopo spossanti appostamenti e logoranti perlustrazioni, circondano quattro vecchietti al terzo passaggio della spesa, multano il trasgressore dei guanti e della mascherina, catturano qualche protestatario in Piazza S. Pietro. Squadre speciali a caccia dei pallavolisti d’assalto nei giardini condominiali o manipoli di arditi dello jogging tra i vigneti.
L’occhio del potere e i suoi bracci secolari ha dispiegato la famosa geometrica potenza per tutelare la salute degli italiani.
Ma è proprio così? La faccenda sembra più losca delle apparenze.
Questo virus – scappato dai laboratori, diffuso da premeditati untori o agente terroristico di una guerra economica planetaria, non è affar mio indagare – ha offerto al potere una opportunità di controllo mai vista prima. Senza la necessità di scatenare rastrellamenti, di proclamare coprifuochi o di aprire dei gulag, il sistema è intervenuto molto educatamente nella vita privata del cittadino e lo ha esortato a consegnarsi nel rispettivo domicilio per il bene della società. Niente carcere per i dissenzienti, ma solo multe e gogna, ad esempio per altri eventuali imitatori. Il messaggio seduttivo e insinuante è stato: “Rinuncia alla libertà se vuoi salva la vita”. E con la libertà rinuncia al pensiero, alla critica e al conflitto, perché NOI sappiamo quale è il tuo bene e a queste stiamo indefessamente lavorando.
E così, per il bene della nazione, ti preleveremo del denaro notte tempo – noi della banda Bassotti –, noi decideremo i tempi e le modalità per andare al cinema, al supermercato, in spiaggia o a passeggiare, noi stabiliremo come e quando trovare amici, parenti e conoscenti, noi stabiliremo anche il pagamento con il bancomat e l’eliminazione del contante, perché si sa che i soldi sono stracarichi di germi. E se tu, lurido verme, non rispetterai queste disposizioni, ti esporremo al pubblico ludibrio in quanto nemico della tua comunità.
Scusi, una domanda. E la vaselina? Ah non serve. Passati i primi momenti ci sia abitua…


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