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La solitudine. In poesia l’immagine più famosa è, probabilmente, quella del Passero Solitario leopardiano. Che rappresenta però una lettura particolarissima del tema.

Leopardi infatti prese spunto da un passeraceo realmente esistente, la Moenticula Solitaria, che aveva incontrato compulsando le opere del naturalista francese Buffon. E scoprendo la sua natura singolare che lo induceva ad un’esistenza solitaria, e a non vivere in stormo come gli altri passeri.

Il Passero è, dunque, metafora di una solitudine che viene dalla natura. Di un’indole, un’inclinazione che è sovente propria degli animi riflessivi. Di quegli spiriti che inclinano alla meditazione, alla poesia, alla musica. Era un solitario Beethoven; la sordità, negli anni, accentuò soltanto questa sua natura. E in quella solitudine, resa più profonda dal silenzio assoluto che lo avvolgeva, udì la musica delle sfere celesti.

E fu la Nona Sinfonia.
Spirito Solitario era anche il Buonarroti. La stupefacente bellezza del Davide, la potenza contenuta del Mosè ne sono la testimonianza.

E solitario per natura era Emile Cioran, che la trasfuse, con l’insonnia e il dolore, in una scrittura asciutta, aspra, aforistica, che non trova termini di paragone in tutto il ‘900.

Vi sono molti tipi di solitudine.
Vi è quella dell’ uomo che gioca a bowling da solo. Che Robert Putnam, in un famoso saggio, eleva ad emblema della distruzione del senso di comunità, e della disperazione anomica che permea la società odierna.

Vi è la solitudine in mezzo al frastuono della folla, la solitudine nella famiglia ormai desgregata. Quella dei separati in casa, quella di chi beve da solo cercando conforto nel fondo di una bottiglia. C’è la solitudine titanica di Nietzsche e dell’Unico di Stirner. Quella romantica di Byron, quella intesa come scelta ascetica dei Padri del Deserto.

E vi è anche la solitudine come bellezza. L’immagine ci viene, ancora una volta, da Waterhouse. Una donna bellissima, il volto luminoso, i rossi capelli sciolti sulla spalle , intenta a tessere – ma potrebbe essere scrivere o suonare – gli occhi incantati che si perdono nella lontananza. In una solitudine creativa.


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