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Spariti i gretini, marcite le sardine, sono svanite anche le Erinni pronte ad indignarsi se qualcuno osava definire “avvocato” un legale di sesso femminile. Eppure avrebbero avuto motivo di lamentarsi in questa fase di arresti domiciliari.

La reclusione imposta dai dittatorelli ha fatto aumentare tensioni e violenze domestiche. Era inevitabile, chiunque lo avrebbe capito. Tranne, ovviamente, il lìder minimo e la sua task force strapagata.

Agli arresti domiciliari si è aggiunta la fuga della magistratura. Che, approfittando del terrore indotto, ha chiuso baracca e burattini, rinviando tutto il rinviabile. Tanto chissenefrega dei diritti dei sudditi. Anzi, meglio che si abituino a non avere diritti. Ce lo chiede il virus, ovviamente.

Così chi si preparava ad una separazione coniugale, ed aveva un’udienza in periodo di coronavirus, si è ritrovato con un rinvio di mesi e mesi. E nel frattempo? Convivenza forzata. Chiunque, tranne i magistrati, si rende perfettamente conto di cosa ciò significhi. A maggior ragione in situazioni abitative non ottimali. Marito e moglie che ormai si odiano, costretti a dividere il letto coniugale, a muoversi in spazi ridotti, mentre le tensioni esplodono, coinvolgono i figli, accrescendo i rischi che la situazione degeneri in violenza incontrollata.

Eppure tutte le strenue combattenti per la tutela delle donne tacciono. Perché parlare significherebbe attaccare il sistema giudiziario, la casta dei magistrati, le scelte del governo. Dunque meglio tacere, meglio far finta di nulla. Perché le Erinni sono parte integrante di questo sistema di potere. E strillano solo quando il sistema concede il permesso o passa direttamente ad organizzare la protesta.

Le violenze ai domiciliari per il virus sono meno violente. Ed i rinvii delle udienze sono assolutamente da accettare senza fiatare. E poi come si possono difendere quelle straccione di donne che non possiedono neppure una villa alternativa in cui rifugiarsi per sfuggire al coniuge violento? Mica si può perdere tempo con chi non vive in un castello e non può ritirarsi nella torre a nord, con chi non dispone neppure di un parco con piscina dove far sfogare la rabbia al marito. Se una donna non ha nemmeno questo, allora la violenza se la va proprio a cercare..


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