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La Lega, secondo i sondaggi riportati su La7 ieri sera, avrebbe superato il M5S. Il nuovo ministro degli interni è riuscito, a colpi di frasi a effetto e a inimmaginabili prese di posizione, a scavalcare il leader del Movimento che, fino a poche settimane fa, era un serio candidato alla presidenza del consiglio.

Il nome Salvini è sulla bocca di tutti: gli argomenti di discussione degli operai al bar sono del tutto simili, se non per il linguaggio meno aulico, a quelli degli operatori finanziari seduti in prima classe su un treno ad alta velocità.

La smania di voler portare a casa un governo pentastellato ha costretto Di Maio a imbarcare i leghisti su questa nuova arca di Noè senza considerare tutti i rischi dell’operazione.

Se è vero che la presenza del celeberrimo contratto pone degli effettivi limiti politici all’esondazione destrosa del governo pentastellato, nulla può frenare la scaltrezza naturale di Salvini che, è bene ricordarlo, è già riuscito nell’impresa di far risorgere un partito che sembrava destinato a scomparire non meno di cinque anni fa.

Di Maio, nello stesso tempo in cui Salvini ha chiuso i porti alle ONG e deciso di avviare un censimento degli zingari, è riuscito giusto a imbastire una sorta di tavolo per parlare delle condizioni dei rider di Foodora e similari. Vi è pur da dire che la sede del ministero del lavoro è decisamente meno frequentata dai giornalisti rispetto al Viminale, soprattutto negli ultimi periodi, però a questo punto è normale chiedersi se Di Maio abbia degli assi nella manica (reddito di cittadinanza?) capaci di far lievitare la sua figura prima delle prossime elezioni, oppure se sia stato effettivamente così ingenuo da donare al suo sposo praterie politiche da cavalcare senza freni.

Per avere una conferma scientifica di questo lento declino di Di Maio basta dare un’occhiata ai google trends cioè le statistiche sulle ricerche effettuate on line. Se confrontiamo quante volte sono stati googlati i due vice- premier nell’ultimo anno, si può constatare come Salvini sia sempre stato in vantaggio rispetto al nuovo alleato di qualche punto percentuale, ma nell’ultimo periodo la forbice si è decisamente allargata. Con la scala delle ricerche impostata su valori che vanno dall’1 al 100, notiamo come il distacco fra il leader leghista e Di Maio si sia sempre attestato sotto il 10 prima del 4 marzo. Dopo le elezioni Salvini ha, a poco a poco, accumulato vantaggio sul pentastellato fino ad arrivare alla settimana in cui ha visto la luce il governo Conte dove ha registrato un +25 da record. La settimana scorsa, complice Aquarius, Salvini è tornato a sfiorare quota 100 mentre Di Maio si è fermato a 21. Forse addirittura scavalcato dal suo ministro Toninelli.

A questo punto la testa di un italiano pensante si dovrebbe riempire di dubbi: ha senso parlare di una Lega più forte del M5S anche alla luce delle ultime amministrative? Gli equilibri di governo sono da ripensare? Quali sono le cause di questo lieve declino pentastellato? Forse quest’ultima domanda è l’unica ad avere una risposta chiara.

La base e i vertici locali del M5S sono, fondamentalmente, progressisti – basti vedere le posizioni della Appendino e della Raggi su diritti civili, infrastrutture e antifascismo – mentre al governo della nazione si danno gomito a gomito con gli odiatissimi “razzisti”, “xenofobi” e “omofobi” leghisti.

Quanto tempo potrà ancora durare questo matrimonio?


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