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Forse qualcuno si ricorderà ancora dell’efferato omicidio di Pamela Mastropietro, quello che i giornali definirono il “Delitto di Macerata”.
La diciottenne scomparve alla fine di gennaio di quest’anno e qualche giorno dopo il suo cadavere venne ritrovato smembrato in diversi pezzi e abbandonato in più località nei pressi del capoluogo marchigiano.

Dell’omicidio venne imputato Innocent Oseghale, 29 anni, nigeriano con precedenti per spaccio di droga e tutt’ora detenuto.

All’epoca Alessandro Meluzzi, attraverso un video diffuso sui social, avanzò l’ipotesi che alla base dell’omicidio ci fosse un caso di cannibalismo rituale perpetrato dalla mafia nigeriana.

Senza citare questa fonte gli inquirenti, seguiti a ruota dai media di servizio, si affrettarono a smentire la notizia.
Tuttavia, sulla prima pagina del quotidiano Il Messaggero del 25 aprile, è comparso un articolo che confermerebbe le supposizioni di Meluzzi. Pare infatti che in alcune telefonate dell’indagato si parlasse proprio di omicidio a scopo di antropofagia.

Ora non è chiaro se le intenzioni di Osenghale registrate dagli inquirenti abbiano portato il nigeriano a passare dal “dire” al “fare”, probabilmente in combutta con complici che nessuno è ancora stato in grado di individuare. In altre parole non basta dire “ce la mangiamo” e farlo davvero. Ma diversi indizi che emergevano dall’autopsia effettuata sui resti di Pamela erano comunque inspiegabili e allarmanti, come la disarticolazione delle ossa, la scomparsa delle cartilagini e dei legamenti, nonché la ripulitura delle teste delle ossa con la varechina.

Ma in tutta questa vicenda colpisce la fretta dei media di turno nel tentativo di scartare ogni ipotesi di cannibalismo. Ipotesi che ora tornano drammaticamente alla ribalta.


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