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Giacomo Leopardi più di ogni altro, poeta o scrittore, ha approfondito il tema del ricordo. Definendo, con acribia da filologo – che aveva in comune con Nietzsche – tre livelli. Rammentare, ovvero riportare alla memoria.

Lucida, razionale, che sistematica inserisce il passato, prossimo o remoto, in un preciso schema, disegnando una storia. La tua storia personale, che diviene, volente o nolente, una sorta di prigione in cui ti sei incatenato da solo.

Per questo i sei personaggi di Pirandello sono perennemente sospesi in un limbo in cui le vite si ripetono sempre uguali. Per questo Vitangelo Moscarda evade dal mondo rifugiandosi nei recessi oscuri dell’Ospizio di mendicità. E il vecchio stregone yaqui, don Juan, spinge Carlitos (Castaneda) a distruggere la sua storia personale. Per arrivare ad accendere il Fuoco dal Profondo.

Ricordare. Ricondurre al cuore. Sentimenti provati una volta e poi, lungamente elaborati. Anche per tutta una vita. Il ricordare è la chiave della conoscenza secondo Platone. Il vero maestro non mette nozioni astratte nella mente dell’allievo. Tira fuori da questi – come una levatrice – la conoscenza che giace sepolta. Ricordare, appunto. Che è poi la tradizione, ricordi vivi e intensi che legano le generazioni, che trasmettono una visione della vita e modelli di virtù. Ed è anche quello che si era un tempo usi chiamare Amore. Dante vede Beatrice poche volte, poi lei scompare. Ma lui ne serba perenne ricordo, con l’intensità di una passione che sempre si rinnova. E che va oltre il tempo. Forse la più importante chiave di lettura , fra tante, della Commedia.

Infine, Rimembrare. Riportare alle membra, quindi ai sensi. L’evocazione potente di una sensazione passata che, improvvisa, si fa presente. Prima di trasformarsi in ricordo o memoria. Proust vi ha costruito intorno tutta la sua Recherche.

La rimembranza può essere struggente, ma anche magica e liberatoria. È la grande cucina del Castello di Fratta vista come antro di Ciclopi con occhi di bambino, che ritorna uguale nelle Confessioni dell’ottuagenario di Nievo.

La rimembranza è l’emozione di aver contemplato gli occhi luminosi di una Donna in un attimo di estasi. Emozione che ritorna potente, indifferente ai vincoli di tempo e spazio.

La nostra civiltà, decadente con tutte le sue memorie da museo – per fare riferimento a Marinetti e alla sua iconoclastia – avrebbe bisogno di ricordare per ritrovare se stessa. E noi, come uomini, di Rimembrare, per recuperare quel fuoco creativo, quello slancio vitale, quell’allegria dionisiaca oggi perduta.


Le opinioni dei lettori
  1. Osvaldo   On   4 Agosto 2019 at 13:14

    L’atto di ricordare si intende pure nel senso di “tenere a mente”. Come dice Dante: “…non fa scienza sanza lo ritener aver inteso”.

  2. Francesca   On   8 Agosto 2019 at 15:00

    Sono d’accordo, cosi’ come sarebbe bello non lasciare sempre il monopolio della cultura ad una certa parte politica. Esistono associazioni riconosciute come Aespi che potrebbero entrare nelle scuole, nelle universita’, creare propri progetti educativi alternativi e ricordare, ma ricordare nella tua accezione, potrebbe farlo Anvg, ma ahime’ la progettualita’ in aree non di sinistra, ha sempre scarseggiato, e le gestioni sono di reduci o persone poco interessate.

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