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Nel 1895, Le Bon pubblicò l’opera “La psicologia delle folle”,

illustrando la teoria secondo cui un individuo calato nel gruppo perde la sua personalità cosciente e “per il solo fatto di far parte di una folla, discende di parecchi gradi la scala della civiltà”.

Tradotto: uniti e compatti facciamo quel che ci pare tanto, o in un modo o nell’altro, la scansiamo. Deve aver pensato questo lo stuolo di pervertiti che negli ultimi anni si è prodigato per la diffusione della Bibbia 3.0.

E no, non stiamo parlando delle Sacre Scritture ma di un archivio digitale contenente immagini, video e riferimenti personali di donne e adolescenti (nomi e cognomi, in alcuni casi indirizzi di casa e numeri telefonici) catalogati alla stregua di YouPorn.
Contenuti privati, cui poteva accedere chiunque e gratuitamente, contribuendone alla diffusione attraverso i gruppi spazzatura presenti su Facebook dove a colpo d’occhio, è facile capire cosa si intenda con “parecchi gradi sotto la scala della civiltà”.

Immagini trafugate da computer che tecnici avrebbero dovuto soltanto sistemare, scatti rubati ad amiche, parenti o ex fidanzate. Chi per vendetta, chi per divertimento.

In verità, negli ultimi due anni ci sono stati alcuni Davide (e molti Golia) impegnati a denunciare con forza la presenza online di questa mostruosità, ma soltanto nelle ultime due settimane la polizia postale di Salerno ha avviato un’indagine conclusasi (almeno per il momento) con l’arresto di tre persone e trentatré denunce. L’accusa è di diffusione di materiale pedopornografico.

Contemporaneamente, è in corso un processo per revenge porn (primo caso in Italia) a carico di un ragazzo denunciato dalla sua ex fidanzata per aver diffuso, senza il consenso, sue immagini nei gruppi citati sopra.

Penso allora ai vari “Denunciate pure” o “Posso scrivere quanto vogliono, non ci prenderanno mai” proclamati fino a poco tempo fa dai vari Tizio, Caio e Sempronio, mandria di valorosi senza arte né parte. Penso alle loro facce e alla pochezza delle loro gesta, vili e meschine e a come una manciata di centimetri di carne scoperta possano trasformarsi in un succulento bottino di guerra.


Le opinioni dei lettori
  1. Riccardo   On   19 febbraio 2018 at 12:37

    Scattò già la polemica di Selvaggia Lucarelli qualche tempo fa.
    Per quanto riguarda questo ” schedario ” è giustamente da punire. D’altra parte chi nel 2018 manda ancora foto di nudo dovrebbe informarsi e responsabilizzarsi un po’, basta guardare un telegiornale qualsiasi per capire il rischio di queste cose.
    I gruppi “spazzatura” di Facebook basta non guardarli, di sicuro non sono loro che cercano gli utenti

    • Luana Rosi   On   19 febbraio 2018 at 14:38

      Ciao Riccardo, sono d’accordo con te. Il problema non sono i gruppi ma chi “li abita”. Seguo Selvaggia da diverso tempo e questa, è una battaglia che porta avanti da quasi due anni… spesso e volentieri sola. Ma il punto fondamentale è un altro: nella (quasi) maggioranza dei casi non sono le vittime a diffondere le immagini. Spesso si tratta di foto “rubate”, ottenute senza consenso (si è addirittura parlato di foto a una ragazzina di 12 anni, scattate di nascosto, dal fratello).

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