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La lontananza sai è come il vento, cantava molti anni fa il mai abbastanza rimpianto Domenico Modugno. E le canzoni, le poesie sul tema della lontananza sono innumerevoli. Quella di Modugno resta solo la più famosa.

Perché quello della lontananza è tema che più di ogni altro, forse, si presta a diventare lirica. Ovvero al muto colloquio con se stessi, che come disse Leopardi, rappresenta per eccellenza l’animo dell’uomo moderno. Che è, o si sente solo. Irrimediabilmente lontano dall’ oggetto del proprio amore. Da quella persona che sola potrebbe – ma il condizionale è d’obbligo – donargli quel senso di completezza di cui prova acuta la perdita.

Come sempre, dietro all’apparente banalità sentimentale di certe citazioni, ormai ridotte a frasi da Baci Perugina, vi è ben altro. Vi è Platone, in primo luogo. La ricerca della metà perduta. Il mito dell’Androgine. Il senso di lontananza, in fondo, è nostalgia. Che vuol dire, poi, desiderio di ritornare. Di ritornare alla completezza perduta. Al Paradiso Terrestre.

Non conta la distanza, però. Conta il sentimento della lontananza. Che non è una dimensione fisica, bensì interiore.

E per altro la lontananza non spegne le passioni. Non quelle autentiche. Quale lontananza più incolmabile di quella di Dante da Beatrice dopo la morte di lei?

E senza addentrarci nella sofisticata e complessa metafisica dello Stil Novo, pensiamo alla lunga tradizione dei rapporti d’amore epistolari, nutriti e mantenuti vivi, anzi spesso ingigantiti dalle barriere dello spazio e del tempo. Dall’infelice passione che per tutta la loro esistenza claustrale unisce Abelardo ad Eloisa, alle intense e appassionate lettere di Holderlin alla sua Diotima. Quando il grande lirico tedesco, già sulla strada della sua filosofica pazzia, dice all’amata che accanto a lei il suo spirito potrebbe indugiare millenni interi.

Il senso della lontananza è purtroppo una delle tante, troppe cose che abbiamo perduto.

Oggi i rapporti, le relazioni sono improntate alla velocità e determinate da una effimera pigrizia morale. Incontrare la propria amante è come trascorrere qualche giorno, od ora a Dysneiland. Un piacere momentaneo, uno svago o poco più. La lontananza fisica, poi, cancella tutto. Spesso anche la memoria. E si torna ad essere irrimediabilmente soli.


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