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Avocado il vero RE dei social. La storia d’amore tra l’avocado e Instagram dura oramai da un po’

Il colpo di fulmine scoppiato tra un’insalata mista e un toast, è ormai una love story consolidata che negli ultimi mesi ci ha fatto vedere di tutto, passando da Artisti che con il movimento “Avoart” lo hanno scolpito ed intagliato creandone animaletti, cammei e tele perfette per disegnarvi magnifiche trame, a chi dall’Australia con furore ci ha fatto conoscere l’Avolatte, il cappuccino servito all’interno delle sue bucce.

Questo frutto esotico è fotogenico, è nutriente, ricco di vitamine, fibre e antiossidanti, l’avocado è stato, infatti, più volte definito un superfood ed ha così, tra una foto e un assaggio, invaso negli ultimi anni le tavole di tutto il mondo, fino ad avere il suo nome su insegne di locali ed eventi interamente dedicati.

E in tutta onestà, se non ti piace, devi proprio avere qualcosa che non va. Potremmo mangiarlo tutto il giorno ed esser felici – sempre che non sia cucinato caldo – … allora fa abbastanza schifo.

Frutta? Beh, sì… è difficile da credere che sia frutta e non verdura – una bacca! – per essere precisi

Chiamato anche la “pera dell’alligatore”, perché la sua buccia rugosa ricorda le squame di un coccodrillo e la sua forma fa pensare a quella di una pera. In più, quando lo apri, Sorpresa! Ricorda un po’ l’occhio.

Ma il popolo di Instagram, principale cultore e diffusore del consumo di avocado, forse non sa che in Messico il traffico di avocado fa gola quanto quello della coca. Nel 2017, infatti, si è registrata una produzione di 1,9 milioni di tonnellate di frutti, di cui oltre la metà è stata esportata.
Nella regione del Michoacán, da dieci anni a questa parte, la conquista del mercato degli aguacates si è lasciata alle spalle tragedie, sangue e tanta povertà. E i narcos messicani, con a capo El Mencho, successore di El Chapo, ne sono ghiotti. Nella regione, non esistono più terreni vergini o capaci di produrre diversi tipi di colture. L’espansione delle monoculture intensive ha portato, oltre all’ingente degrado ambientale, a ottomila persone ammazzate dai cartelli ‘della guacamole’.

Riflettete, pensando che la sola città di Tancítaro, distribuisce via nave, ogni giorno, avocado per un valore di oltre un milione di dollari. Questo comune di 30mila abitanti produce da solo il fabbisogno della ricca California.

Ecco le ragioni per cui dovreste immediatamente afferrarne uno, cullarlo, coccolarlo e ringraziarlo.
E poi mangiarlo.


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