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Sarà perché fin da piccola sono stata una grande lettrice e anche di notte, con la pila, per non farmi scoprire, continuavo ad immergermi nelle storie fino a quando le palpebre diventavano così pesanti che cadevo addormentata.

Sarà perché ero una bimba studiosa.
Sarà perché ho ereditato questa caratteristica, insieme agli occhi verdi, dal ramo paterno della mia famiglia.

Fatto sta che in quarta elementare le scritte alla lavagna mi parevano offuscate, mi tiravo il margine degli occhi come fossi una cinese per metterle a fuoco e mia madre sentenziò: visita dall’oculista.

Ricordo ancora quel cartello bianco che guardavo per la prima volta con un occhio solo alla volta, come fossi un pirata: partivo gagliarda, A l g e, “ma quei puntini piccoli in fondo mi dispiace, ma non li vedo Dottore.”.

Diagnosi: miopia.
Semplice, gli oggetti non si vedono da lontano.
Soluzione-occhiali da vista.
Sarebbe dovuto passare molto tempo prima che riuscissi a vedere un lato positivo della cosa.
Ero una ragazzina con gli occhiali e portavo pure l’apparecchio ai denti: il cigno? un miraggio.

Nel frattempo la scienza mi veniva in aiuto con l’invenzione delle lenti a contatto ed allora anche il rapporto con la mia immagine diventava più sereno.

E vedere senza occhiali e senza lenti il mondo ovattato? Sarebbe dovuto passare molto tempo perché lo considerassi un vissuto significativo.

Alla distanza di 100 metri non vedevo i contorni delle cose e delle persone, ma riconoscevo cosa mi piaceva e chi amavo. Il vicino, cioè quello che entrava nel mio piccolo mondo, lo vedevo tutto. Il lontano lo potevo guardare se mi impegnavo, se avevo veramente voglia di vederlo, se lo meritava. Il resto si poteva tralasciare in quanto inutile o superfluo o addirittura dannoso.

E mi piaceva sentire il mio sguardo quando strizzavo gli occhi sognanti in contemporanea al sorriso, perché significava la gioia di aver visto qualcosa che mi piaceva.

In più sentivo crescere e coltivare la bellezza di conoscere le cose e lasciarmi condurre nel mondo con gli altri sensi : tatto, udito, olfatto, gusto.
Per non parlare dell’emozione – illusione di sentire emergere il sesto.

Ma mai avrei pensato che sarebbe diventato quasi un vanto. Di sicuro Saint Exupery l’aveva dedicata ai miopi la frase del Piccolo Principe “l’essenziale è invisibile agli occhi”.

Di sicuro anche Montale nei suoi indimenticabili versi dedicati alla moglie, aveva avuto un pensiero per loro.. e comunque io li sentivo miei:
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, erano le tue
”.

Di sicuro Borges deve in parte il suo Universo creativo alla miopia!

Ora grazie alla scienza è un difetto che può essere facilmente corretto con un piccolo intervento di routine.

Ma io rimango affezionata e fedele alla mia ricostruzione poetica.

Per me miopia è vedere col cuore perché, lungi dal significato deteriore che viene in astratto attribuito a questa parola quando la si vuole intendere come ristrettezza di vedute, ha caratterizzato il mio personalissimo approccio al “succo” della vita.


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