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La solidarietà, gran bella parola. Un po’ vuota di significato quando a pronunciarla sono alcuni amministratori pubblici. Quelli, ad esempio, che spediscono i vigili a multare i pochi automobilisti che ancora circolano per i centri delle città svuotate dall’Elsavirus.

E non per colpire chi sfreccia a velocità pericolose. A quello provvedono gli autovelox. No, i vigili sono impegnati a multare chi osa superare di 10 minuti l’orario di sosta previsto con il pagamento del ticket.

Basta pagare un po’ di più, in modo da avere più margine”, spiegano dai social quelli che restano a casa per effetto del virus. A loro poca importa che i multati siano quelli che si muovono perché devono continuare a lavorare. “Hanno solo da usare i mezzi pubblici”, insistono quelli che vorrebbero far fucilare chiunque abbia la cattiva idea di avvicinarsi a meno di 6 metri.

Dunque i precettati al lavoro dovrebbero spostarsi evitando gli autobus, spendendo metà dello stipendio per pagare il parcheggio in zona blu che, in città come Torino, copre i due terzi dell’area urbana. Anche se, con colpevole ritardo, almeno il sindaco di Torino ha deciso di eliminare il pagamento sino al 25 marzo. Oppure andare a piedi, superando i posti di blocco delle forze dell’ordine incerte se tollerare la passeggiata o se impiccare sul posto il trasgressore.

Ci sarebbe un’alternativa: permettere il parcheggio gratuito. Perché la libertà di spostamenti è concessa solo a chi lo fa per lavoro o per motivi di salute. Ma per gli amministratori comunali la parola “gratis” è più pericolosa di “virus”.


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