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In principio fu il sogno di recuperare vecchi borghi montani alpini ed appenninici per trasformarli in paesi abitati da creativi, architetti, scrittori.

Tutti pronti a trasferirsi lontano dalle città per riscoprire i legami con la natura. Ma senza abbandonare le attività di lavoro nate e sviluppate proprio in città. La fibra e il Wi-Fi avrebbero favorito il miracolo.

A distanza di anni, a parte pochi casi isolati, il sogno non si è concretizzato. Adesso ci si sta riprovando con i migranti. Destinati, secondo i buonisti in servizio permanente effettivo, a sostituire i montanari ed a rivitalizzare i borghi abbandonati. Ma se i borghi vengono abbandonati, è perché mancano occasioni di lavoro, perché i servizi sono scarsi e troppo costosi.
E invece di creare condizioni che permettano agli abitanti di restare a casa propria, a tutela della propria storia e cultura, si preferisce cacciare i montanari per sostituirli con chi nulla ha da spartire con le tradizioni delle Alpi e degli Appennini. Ma lo stesso tentativo è in atto in Sardegna dove non si creano opportunità di lavoro per i sardi ma si vogliono creare per i migranti. Una forzatura assurda e destinata al fallimento.

Esiste un’altra strada, quella che tenta di percorrere l’Accademia delle Terre Alte facendo collaborare Università e Politecnico per garantire ai giovani delle montagne una preparazione di alto livello che consenta di portare anche nelle aree più disagiate la preparazione e la competenza nei settori più avanzati. Un nuovo modello di sviluppo che coniuga la formazione universitaria con la vita in territori dove la qualità della vita non è ancora compromessa.


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