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20 Giugno. Una data ormai vicinissima per noi maturandi del 2018 che, domani, ci apprestiamo a fronteggiare la prima prova. Un totale di sei ore massimo e la speranza che qualche autore accenda la lampadina e l’ispirazione.

Le tracce più papabili? Leopardi per la tipologia A in occasione dei duecentoventi anni dalla sua nascita e poi la prima guerra mondiale oppure lo storico ’68 degli studenti per la tipologia C.

Certo è che il MIUR potrebbe anche stupire e osare come nel 2017 con un improbabile nuovo Caproni: in tal caso la parola d’ordine sarebbe improvvisare e cogliere la weltanschauung dell’autore con un pascaliano ‘esprit de finesse’.

Caposaldo dell’esame di stato e comune a tutti gli indirizzi, la prima prova andrà incontro a cambiamenti minimi dopo la fine del ciclo classico di maturità: con l’avvento del nuovo programma d’esame nel 2019 ad essere interessate saranno infatti soprattutto le terze prove, abolite, e l’orale, che comprenderà una spiccata attenzione per il progetto di alternanza scuola-lavoro.

L’atteggiamento degli studenti nei confronti del tema è duplice: per alcuni è la prova più temuta, perché richiede meno studio e più inventiva delle successive; per gli stessi motivi per altri è la meno minacciosa. Quel che accomuna i più, tuttavia, è ciò che il tema e perciò l’inizio della maturità sancisce: l’epilogo dell’adolescenza. E anche il più calmo degli allievi non può che provare una vaga ansia davanti a questo rito di passaggio; nonostante lo studio matto e disperatissimo, è la profonda carica simbolica di cui è infarcito il momento a fomentare l’irrequietezza.


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