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Giorgio De Chirico, in una vecchia e rara intervista televisiva, disse che l’estate, la stagione in cui tutti si sforzano per sembrare allegri e vitali, gli metteva tristezza. O, meglio, ridestava in lui un umore malinconico.

Che è palese se pensate alle metafisiche piazze da lui dipinte. Di un candore accecante, vuote, silenziose. Inquietanti.

La malinconia è, letteralmente, l’Umor nero, che la medicina Ippocratica faceva derivare dalla “bile atra” uno dei quatto “succhi” – con il sangue, la flemma e la bile verde – che circolano nel nostro organismo e determinano la nostra indole.

La bile atra, se prevale, ci rende malinconici. L’umore che, secondo tradizione, caratterizza i poeti e i filosofi. E secondo alcune fonti anche becchini ( e si può capire), boia e assassini a pagamento. La figura del vecchio e algido killer, interpretato da Max von Sydow, ne “I tre giorni del condor”, ne rappresenta il paradigma.

Nati sotto Saturno, i malinconici vedono l’ombra dove per tutti gli altri brilla il sole. Colgono sfumature cui gli altri sono ordinariamente ciechi. Per questo amano la filosofia, e sono portati alla poesia e alla musica. Viene da pensare, ovviamente, a Chopin, ai suoi Notturni struggenti. Ma non è una caratteristica solo dei romantici, anche se questi , certo la enfatizzarono. E in parte ne abusarono.

Ascoltate i concerti per violino di Bela Bartok. O Vinicio Capossela che suona la sua fisarmonica : vi troverete lo stesso spirito umbratile.

Emilio Brentani, in “Senilità” di Svevo, è una delle più esplicite declinazioni della malinconia nella letteratura. Ad appena trent’anni è già senile. Perché tende più a pensare che ad agire. E idealizza la realtà. Angiolina una femmina concreta e carnale, diviene per lui Angel. La donna Angelicata.

Stefano Balli lo scultore, ne rappresenta l’esatto opposto. Affronta la realtà per quella che è, pietra grezza o creta informe. E cerca di plasmarla secondo la sua volontà.

La malinconia negli occhi di una donna rappresenta da sempre un elemento di fascino. La Venere di Botticelli. La Beata Beartrix di Dante Gabriel Rossetti. Le figure femminili dipinte da Tamara de Lempicka, sospese fra modernismo novecentesco e sensualità liberty. Fino ai disegni di Milo Manara, alle sue donne melanconiche e sensuali. E tanto più sensuali quanto più malinconiche. Con quei i capelli, sovente fulvi, sempre lucenti, sciolti su spalle e seni nudi. E quegli occhi persi in un irraggiungibile altrove.

Il malinconico d’estate fugge la folla, il rumore, l’esibizionismo di massa. Preferisce la montagna al mare, che ama , invece, nella solitudine autunnale. Più di tutto ama i laghi. I loro silenzi, le loro ombre.

Ed ama le città deserte di certi ferragosto. Deserte come , appunto, le piazze metafisiche di De Chirico.


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