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Vedo passeggiare giovanotti sussiegosi con tanto di mascherina e guanti come se esponessero tartarughe addominali e attrezzi alla Rocco Siffredi.

Vedo andare a spasso ragazze esuberanti che, allo stesso modo, sfilano ostentando inesistenti tacchi dodici e tette da quinta misura.

Vedo arrancare vecchi avanzati i quali, a loro modo, esprimono la voglia di immortalità a costo di essere attaccati ad un respiratore e scarrozzati da badanti calcolatrici.

Percepisco, insomma, due condizioni mentali concomitanti. Per un verso, una più o meno manifesta paura, del virus, della morte, della vita stessa. Dall’altro, l’orgoglio di poter dire: vedi quanto sono ubbidiente, io cittadino modello e non pensante che segue mansueto e disciplinato le direttive del governo.

Paura e ubbidienza che vanno di pari passo, il mix pericoloso che i tenutari del potere sanno benissimo gestire e dosare. Tutto naturalmente con il supporto dei sedicenti tecnici, utili ad accentuare le già precarie certezze con le loro indicibili confusioni e contraddizioni.

Quello che però ho osservato con particolare fastidio misto a preoccupazione è il comportamento di alcuni operatori delle Forze dell’Ordine. Con queste ho avuto sempre un rapporto di reciproca correttezza, né mai pregiudizio di ostilità. Come dissi ad un giornalista, pochi giorni fa, che si era avvicinato mentre parlavo con un questore durante una manifestazione e che ci chiese cosa stessimo facendo, ho risposto scherzando: io sono venuto a creare disordini e lui a sedarli. Due posizioni, due funzioni diverse. A ognuno il suo.

Quando però un addetto del settore sanziona un anziano con quattrocento euri per aver sforato di 186 (centottantasei) metri i cinquecento previsti di mobilità in uno dei fantasmagorici decreti, e questo paga, ed entrambi, sentiti da me, rispondono che un ordine è un ordine, e questo deve essere eseguito, mi scatta l’embolo, come dicono i giovani.

Questi fanno parte di quel gregge di viltà che belano davanti alle più stupide prescrizioni e che eseguono ignobilmente qualsiasi ordine miserabile, che però gioiscono come le tricoteuses, le donne che si piazzavano sotto la ghigliottina lavorando a maglia e godendo del cadere delle teste. Sono come gli infami democratici pronti a chiedere la morte per i militari tedeschi, giudicando orgogliosamente che un uomo deve avere il coraggio di opporsi ad un ordine iniquo. Norimberga per tutti, quando però non chiedono a te la minima responsabilità personale.

Loro sono quelli che per paura di un maresciallo al ritorno in caserma per non avere fatto cassa multano i bambini per un gelato senza scontrino o un vecchio seduto su una panchina; sono quelli disposti a offrire il loro misero denaro pur di non scontrarsi con la cosiddetta autorità e far valere le loro ragioni.

Signori, e finisco di irritarmi per la vostra inutile esistenza, fatevi un esame di coscienza: se mi cago addosso di fronte ad una ammonizione, con quale criterio e onestà posso giudicare chi ha eseguito un ordine per non rischiare letteralmente la vita? Non andate a profumare quella vostra coscienza una volta all’anno commemorando Salvo D’Acquisto: rimarrà maleodorante come quella di tutti gli imboscati e i codardi.

Credo che voi avreste dato in cambio madri, mogli e figli pur di salvare la vostra sterile scorza davanti all’ipotesi di un plotone d’esecuzione.

Il fastidio che provo per voi è di molto superiore alla comprensione che ho per la vostra vita paurosa.


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