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“Scusi prof.” mi rilasso. È Lorenzo, quello che studia. In genere non fa domande campate in aria.

Ma lo spazio. In cui si muovono Orlando, Angelica e tutti gli altri… Beh è strano
Mi fissa dietro le spesse lenti da miope. Acuto, anche se la domanda è espressa in modo incerto.

Si, è strano. Perché non è propriamente uno spazio reale. Piuttosto una dimensione dell’immaginario. Boiardo, Ariosto, gli altri poeti cavallereschi fanno muovere i loro personaggi attraverso spazi indefiniti. Interminati, per dirla con Leopardi…

Si prof., però la Francia…
Oh certo. La Francia è reale. Anche se la Francia dei poemi cavallereschi è anch’essa un luogo immaginario. Come la Tartaria dove, di fatto, si ferma la narrazione del Boiardo. O il regno oltre il Tanai, antico nome del Don, dove, in Ariosto, Angelica se ne ritorna con Medoro…

A prof., ma questi che geografia s’erano studiati a scola? Peggio de’ noi che nun sapemo un c…” risata generale. Il Boro, naturalmente.
No, loro la geografia la sapevano, e bene. Mica avevano fatto il Liceo ***, come voi che mi avete detto che la Cirenaica è una regione della Svezia…
Le risate aumentano. L’episodio, interrogazione su una versione di latino, è ancora fresco nella memoria.

Certo, conoscevano la geografia del tempo. Che aveva ancora molti elementi di incertezza. Indeterminati. E che quindi lasciavano maggiore spazio alla fantasia…. Perché, poi, è questa la vera chiave di volta della poesia cavalleresca. Ariosto dice che per viaggiare gli bastavano carte geografiche e mappamondi. E la capacità di sognare ad occhi aperti…

Ma allora prof. non erano contenti della realtà in cui vivevano?” la brunetta, con quel muso acuto da faina…

Beh, Ariosto, in particolare, non era molto contento della sua condizione di cortigiano. Lo si capisce chiaramente dalle Satire… Però Boiardo era un grande nobile, signore di Scandiano… Non aveva ragioni di insoddisfazione. Il problema è altro. O meglio, va spostato su un piano superiore. È l’ordinaria dimensione spazio /tempo che va stretta. Che veniva sentita come costrittiva. Che toglieva l’aria….

E perché?” sono perplessi. Molti già con la testa da un’altra parte. Quella muta in primo banco continua a fare il Sudoku. Forse sto volando troppo alto… Ma qualche volta bisogna rischiare. E parlare solo per alcuni…

Lo spazio e il tempo ci costringono. Ci fanno sentire i nostri limiti. Prigionieri. Senza speranza. Perché i limiti ci ricordano che siamo caduchi. Mortali.

Vistoso, e volgarissimo, gesto apotropaico del Boro. Ma sono contento. Significa che sta ascoltando. Da non crederci…continuo.
Per questo nella poesia, nella letteratura è insito un desiderio di fuga. Di evasione. E la chiave per scardinare la nostra cella è, appunto, la fantasia. O meglio ancora l’immaginazione. Ovvero la capacità di evocare forze dalle profondità della nostra psiche…

Se, vabbe’ ma che ce porta questo? È un po’ come farse na canna prof….
In un certo senso si. Solo che la canna ti stordisce. L’immaginazione ti desta. I protagonisti dei poemi cavallereschi sono eroi, non uomini comuni. E gli eroi, in antico, erano intermedi fra mondo umano e mondo degli Dei. Quindi non soggiacevano totalmente allo spazio e al tempo ordinario. Non invecchiavano. E si muovevano in spazi senza limiti. E senza essere costretti o condizionati dallo scorrere del tempo…

Altro che na canna. Questi du piste s’erano fatti prima de scrive ‘ sta roba…
Vedi, non ne avevano bisogno. La loro immaginazione, la loro capacità di sognare era potente. Siamo noi, oggi , che abbiamo bisogno delle droghe per fantasticare. Perché ci siamo inariditi…

Si ma se sti spazi non hanno limiti, hai voja tu de prenderla l’Angelica…” Boro sì. Ma scemo proprio no.
Giusto. E infatti Angelica rappresenta l’irraggiungibile. L’oltre limite. Un altrove che sfugge a tutte le dimensioni ordinarie. Per questo tutti la desiderano. E per questo Orlando la ama sino a perdere il senno…

Suona la campanella.
Ma lei prof., la donna irraggiungibile, una sua Angelica, l’ ha mai incontrata?
Accidenti alla brunetta. Ma stavolta, rispondo.
Certo. Io ho molta immaginazione.
E rido.
E come ha fatto? O come fa?” ammicca. Maliziosa.
Dimentichi una cosa. Se lo spazio non ha limite… Non ce l’ha neppure il tempo.
Esco e, per una volta, la lascio senza parole.


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