fbpx


Le “affinità elettive” sono un fenomeno chimico per cui due elementi tendono a legarsi fra loro per natura, anche a scapito di altre sostanze. Goethe, che aveva la passione della chimica e delle scienze naturali, vi si ispirò per il suo romanzo forse più complesso.

E certamente più discusso. Tant’è che Novalis lo contesta, in una lettera a Brentano, con durezza.

Una visione delle relazioni e dell ‘amore inacettabile, per il poeta degli “Inni alla Notte”, che amava il Goethe del Werther, e che invece in quest’opera riscontrava una freddezza che contraddiceva lo spirito del Romanticismo.

Ma Goethe, che la temperie romantica europea aveva in buona misura contribuito a creare, era ormai andato oltre. In un altrove dove i giovani poeti del secondo romanticismo non potevano seguirlo. Partendo dallo studio di Raimondo Lullo e della tradizione alchemica, per approdare poi alle scienze naturali moderne, alle ricerche sulla morfologia delle piante, sulla struttura ossea – dove anticipò e spianò in parte la strada a Darwin – sino alla chimica. Un percorso volto a indagare le relazioni tra spirito e materia, a risolvere la dicotomia fra trascendente e immanente.

Così nelle chimiche affinità elettive giunse a cogliere il mistero delle relazioni umane e sociali e, soprattutto, di certi, particolari ed eccezionali, amori.

Amori che vanno ben al di là del sentimento ordinario, del desiderio. Della stessa passione. Amori che rappresentano sintesi di chimiche sia fisiche che spirituali, e che trascendono la dimensione ordinaria, il sentimento romantico, il desiderio sessuale. Perché vanno oltre tutto questo. E lo sublimano in una nuova sintesi.

Goethe non poteva essere davvero compreso dai suoi contemporanei.
Anticipava lo spirito di epoche ancora molto di là da venire. Epoche e spirito che in fondo ancora non si sono pienamente realizzati.

La contraddizione fra natura e spirito è una delle caratteristiche della nostra cultura. E, a ben vedere, la sua malattia genetica. L’amore , il tema d’amore nelle sue molteplici declinazioni, ne rappresenta la cartina di tornasole.

Oscilliamo tra un’estrema trascendenza, dove il desiderio del corpo è il Drago contro cui San Giorgio combatte come nel dipinto del Carpaccio, ed una sessualità take away come nella fatiscente “Vita interiore” dell’ultimo Moravia.

L’affinità elettiva è, invece, il superamento di tale, cronico, dualismo. È qualcosa che si può chiamare amore, ed anche in altro modo. Non necessita di definizioni. La capacità di intendersi con uno sguardo, di comprendere e sentirsi compresi. Senza quasi conoscersi. Una chimica dei corpi e delle anime che trovano un piacere inesprimibile e raro tanto nella vicinanza che nell’assenza. Una dinamica che non richiede la relazione sessuale, ma, come in Goethe neppure la esclude.

È un tipo di relazione/reazione estremamente raro . Dove certo riveste notevole importanza la condivisione di interessi, lo scambio culturale. Ma che va ben oltre tutto questo. È un’empatia di emozioni che scorrono come fiume carsico tra i gesti e le parole. Come nel romanzo goethiano dove tutto inizia con due coppie intente a ridisegnare i giardini di una villa.
Intorno a questo progetto emergono sottili intese, consonanze interiori che innescano , appunto, la chimica delle affinità elettive. Che solo nel tempo diverranno, poi, amori e passioni.

La capacità di riscoprire lo spirito nei corpi, e per converso di ritrovare nel trascendente l’esaltazione della natura è la chiave di volta del pensiero di Goethe. Compresa da ben pochi dopo di lui. Da Rudolf Steiner che alle opere scientifiche del gigante di Weimar ha dedicato saggi illuminanti. Dall’Ernst Junger di “Cacce sottili”, avvincente narrazione del suo appassionato rapporto con il fantastico universo degli insetti.

Rare intelligenze.

Ancor più rara la ripresa del tema del l’affinità elettiva come forma dell’amore. Possiamo ritrovarne vestigia in Rilke e nel D’Annunzio del Poema Paradisiaco, per quanto messe in ombra dalla scelta di uno stile estremamente estetizzante. Nella famosa Passeggiata.

Dove quel ripetuto “Pure voi non mi amate, ed io non vi amo” scandisce una incredibile gamma di emozioni, sensazioni, percezioni che conducono verso un’esperienza che va ben oltre ciò che siamo usi chiamare amore. E che conduce ad una dimensione in cui si realizza la visione di Marsilio Ficino, la superiorità dell’uomo moderno rispetto agli angeli stessi. Perché ha il dono di ritrovare nella natura il divino. Di vedere nell’altra, nella sua bellezza naturale l’armonia della creazione.


Reader's opinions

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *




ElecTO Radio

Current track
TITLE
ARTIST