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E’ in vendita la grande casa di Val Morel.

La vita mi ha portato ad intessere rapporti molto intimi con città diverse dalla mia natale, Padova.

Avevo appena finito la terza elementare quando mio padre trasferì, per ragioni di lavoro, tutta la famiglia a Belluno.

Ricominciare altrove! Si è ripetuto spesso.

Ci ho abitato 4 anni, i più sereni della vita di bambina.

Una esperienza fortemente legata al ricordo di mio padre.

Da qui è nata la mia passione di vivere in mezzo alla natura, di svegliarmi al canto degli uccellini con gli occhi sempre alla ricerca del verde.

Indelebili i ricordi dei prati ai piedi del Monte Serva e le immagini di tramonti rosa sulle Dolomiti.
Nata in pieno centro cittadino, hanno reso questa passione irrinunciabile.

Si sa i luoghi, come le persone, ti cercano per scrivere insieme a te la tua storia.

Belluno, una città pulita e ben organizzata, ai tempi attenta alla cura del patrimonio comune.
Anche dopo il ritorno a Padova le vacanze tra Quantin e il Nevegal rimanevano una tappa obbligata.

Che ci devo fare se mi sento a casa nei luoghi sperduti, lontano dai circuiti dei vips, dove tutto ha un sapore aspro ma autentico. Luoghi meravigliosi ma sconosciuti e mai valorizzati adeguatamente.

Come Val Morel.
La casa era una vecchia casa piene di spettri e di storia, proprio dietro la chiesa del paese.
Nel silenzio della notte i rumori provenienti dalla mansarda mi parlavano di ghiri o di fantasmi.

Aveva un bellissimo giardino sul retro pieno di rose, si sviluppava su due piani e le stanze erano enormi e luminose con il pavimento in legno e mobili dei primi del 900.

Di fianco un altro stabile in cui mi si racconta che una volta c’era un ristorante che si affacciava sulla vallata, ormai abbandonato.

Lì certo potevo suonare liberamente ed una stanza l’avevo addirittura adibita ad atelier di pittura.

E’ lì che camminando da sola in un sentiero di montagna ho sentito in lontananza il suono di una fisarmonica.

L’ho seguito e mi ha portato a conoscere amici con i quali ho condiviso tanta musica.

Un posto da sogno, magico e poetico e come tale nascosto al mondo.

Di gente bella e forte come le montagne, col senso dell’umorismo di chi sa relativizzare le asperità della vita, magari anche innaffiandole con un po’ di vino rosso, di cui qualche mio spartito porta ancora le tracce, a ricordare le feste paesane a far ballare la gente.

Non vedevo l’ora di fuggire dalla città, nel fine settimana, d’inverno, sotto la neve che cadeva per rifugiarmi al calore della vecchia cucina economica e in primavera emergere dalle nebbie alle luci del tramonto in Valpiana dove il grande tiglio mi aspettava con le braccia aperte.

Di oggi la notizia che questa casa è in vendita.

Nessuno l’ha più abitata dopo di me.

Lo vorrei sempre, ma specialmente qui, in un luogo così caro a Dino Buzzati, che qualcuno fosse capace di investire su sogni magia e poesia.

Per poter magari disegnare un nuovo miracolo della Val Morel.

Perché io ai miracoli ci credo e li ho dipinti, come Dino.


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