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Il virus ha colpito molto di più gli anziani e assai meno i giovani.
Tragedia! Noi siamo un paese di vecchi.
Allora la tragedia è un po’ meno tragica: se fosse stato il contrario tra 25 anni saremmo stati quasi estinti.

Resta comunque la tragedia degli anziani.
Mentre li piangiamo concentriamo la speranza nei giovani che sapranno raccogliere il testimone.

Ma i giovani che non abbiamo considerato per la ripartenza o non esistono o sono incazzati e covano sentimenti di vendetta.
Quelli che stavano imparando a convivere attraverso il gioco e l’espressione della creatività, quelli che stavano imparando a leggere e a scrivere e a fare i conti, quelli che stavano accrescendo le nozioni e si stavano avviando all’astrazione, quelli che erano immersi nelle lettere classiche, nell’analisi e nel metodo storico, nel ragionamento scientifico, nella speculazione filosofica, nella logica matematica, nelle scienze applicate, quelli che stavano coltivando il piacere e il dovere di prendersi cura del loro corpo allenandolo a raffinate discipline motorie, quelli che si stavano cercando per divertirsi, per amarsi, per camminare insieme, quelli destinati a ricevere la fiaccola del progresso … a tutti quelli abbiamo detto: Alt!

Il virus non procura ai giovani conseguenze gravi, che sarebbero comunque curabili a casa, ma i giovani tra loro si contagiano perché vivono assembrati e poi diffondono il contagio e sono pericolo e pregiudizio per gli adulti e per gli anziani. Allora rinchiudiamoli! Isoliamoli!

Vite da talpe, insomma.
In questi mesi ci hanno osservato, come pare facciano sempre i cuccioli per crescere. E noi abbiamo segnato la loro strada con l’esempio, come pare facciano sempre gli adulti per garantire la continuità della specie.

Abbiamo sacrificato i giovani per cercare di salvare gli anziani, ma gli anziani sono morti;
abbiamo detto ai giovani di continuare a studiare, ma abbiamo dimostrato che questo modo di studiare non è per tutti, è un efficacissimo strumento di distanziamento sociale (quello vero); abbiamo fatto vedere artigiani e imprenditori che prendevano le misure per sistemare i locali da lavoro in modo da poter riprendere l’attività entro la data stabilita, ma non lo abbiamo fatto nelle scuole dove la data per la ripresa era stabilita ben prima, cioè subito!; abbiamo individuato le due cause di sofferenza certa, infezione da virus e crisi economica, ma non abbiamo ricordato che la regressione all’incultura e alla asocializzazione genera danni irreversibili di lungo periodo; stiamo affermando che non possiamo rinunciare alle vacanze per solidarietà, che è la stessa ragione per cui abbiamo rinunciato alla formazione delle loro menti e dei loro corpi; stiamo dicendo che questa estate potrebbe essere il nostro ultimo valzer, ma che loro ci aiuteranno non riprendendo, se necessario, la loro formazione e socializzazione da settembre.

Noi, gli adulti, stiamo dando ai giovani un saggio concreto di ipocrisia che sarà il faro che gli consegneremo per orientarsi nella loro vita da adulti; li stiamo illudendo di restituirli allo spazio ma gli abbiamo già sottratto parte del loro futuro.

Se i giovani ci imiteranno saranno adulti senza tempo (quello che vale una vita).


Reader's opinions
  1. Marco Sindona   On   4 Giugno 2020 at 11:46

    Sì, i giovani non ci perdoneranno. E una delle reazioni più comuni è e sarà sempre più quella di andare altrove.
    Fra tutti gli errori di questo governo – anche ammettendo che non sarebbe stato facile per nessuno – questo è stato il più grave. Ma si pagano anche scelte sbagliate degli ultimi 25 anni almeno, con i continui e dissennati tagli alle spese per istruzione. E i nodi prima o poi vengono al pettine

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