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C’è una sola cosa del discorso di fine anno di Mattarella che ho gradito, molto.

Per il resto, il pur breve pistolotto è stato infarcito dalla solita dose di retorica augurale e istituzionale, in misura forse minore che in passato, e soprattutto da una serie di attacchi subliminali al vicepremier Salvini, neppure troppo larvati: bastava un minimo di conoscenza della cronaca politica per coglierli.

Per carità: nulla toglie al capo dello Stato il diritto di non condividere le scelte del numero 2 o 3 (o 1?) del Governo. Anzi, proprio perché tale diritto gli è assegnato dalla Costituzione, lo dovrebbe applicare nelle forme che la Carta gli garantisce, e non sotto forma di battutine di spirito del Capodanno.

Ma lasciamo perdere questi dettagli e concentriamoci sul punto che mi pare innovativo e importante: il riferimento all’anziana signora, sola, che ha chiamato i Carabinieri per avere compagnia a Natale.

Il problema non è solo e tanto quello serissimo dei vecchi, sempre più numerosi e quindi, inevitabilmente ma anche colpevolmente, lasciati a loro stessi. È soprattutto quello della solitudine, uno dei grandissimi mali del nostro tempo che i social network e le connessioni digitali esasperano, più che lenire.

A questi mali – cioè a quelli individuali, alle sofferenze intime, personali – le istituzioni, la politica ma anche la Chiesa dovrebbero dedicare più tempo e attenzione, anziché continuare a concentrarsi sui grandi temi come la pace e la povertà che però, del riverbero interiore, sono solo la cornice causale, lo scenario eziologico, non la sostanza.

Pensiamo al paradosso delle migrazioni, uno degli epocali sconvolgimenti di cui siamo spettatori e in minima parte protagonisti: persone che affrontano il pericolo di morire in mare o nel deserto, spinti dalla speranza di un futuro migliore, paradossalmente, sono da invidiare, proprio perché animati da una forza vitale che noi abbiamo perduto da tempo. Oppure pensiamo alle guerre e alle dittature del passato, terribili, ma nelle quali la vita reclamava il proprio spazio in forma di amore, di lotta.

Oggi abbiamo più o meno garantita a tutti la sopravvivenza materiale. Ma la sofferenza spirituale da cui siamo afflitti è terribile.

Siamo infelici, accidiosi, disillusi, delusi, soli. Ed è a questo male epocale, speriamo non incurabile, che politica, religione, dovrebbero dedicare maggiore attenzione.

Non solo nel discorso del 31 dicembre.

Per assurdo che appaia, meglio pensare agli effetti che alle cause.


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