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Dopo tanti anni durante i quali si era premurati di stare bene alla larga dai cosiddetti “social network”, anche il sottoscritto ha abboccato all’amo.

Iscrivendosi per la verità a diverse realtà. Ma sostanzialmente facendo uso d’uno solo dei sopracitati. Il più noto nonché primo per nascita e forse diffusione.

Occorre fare immediatamente una premessa. A parte il fatto di come ciascuno sia libero di pensarla come meglio crede, è lecito portare il proprio credo – fino ad un certo punto- anche a livelli “estremi”.

Ma oltre quello o si cade nella violenza almeno inizialmente, e si spera solo verbale, oppure nel ridicolo, nel patetico folklore.

Più che ovvio, quindi, che il medesimo “social” ponga delle regole cui attenersi. Ma che esse vengano applicate decisamente a senso unico, in modo stucchevolmente fazioso nonché schierato, lo è molto meno.

Questo detto perché a parecchi è accaduto, di punto in bianco, di vedere il proprio profilo “oscurato” per un certo numero di giorni perché i contenuti di qualche messaggio immesso in rete non rispondevano ai canoni del medesimo.

Più che lecito. Ma quando ci si rende conto che la stessa immagine e/o testo pubblicato e censurato viene postato da altri in formato praticamente identico, rimanendo indisturbato, lo è un po’ meno. Anzi per nulla.

E se ci spingiamo a vedere che tipo di doppiopesismo viene usato quando ci si addentra in territorio squisitamente politico, peggio.

Perché? Recentemente in un gruppo dalle posizioni inequivocabili, vista la simbologia, fraseologia e quant’altro già evidenti fin dall’intestazione, nessuno ha fatto nulla contro scritti assolutamente deliranti, violenti e carichi d’odio.

Peraltro oggi tornati prepotentemente in auge. In uno di questi veniva persino propugnata la difesa di quel pazzoide pluriomicida che, tempo fa, per le vie di Milano ha privato della vita diverse persone con un piccone.

In quanto “povero incompreso” dalle varie autorità italiane. Quasi che, al posto di assistenza, avesse ricevuto un trattamento assimilabile a quello d’un lager.

Se però in merito a certi argomenti ci si permette di pensarla diversamente, puntuale arrivano censura, oscuramento e ovviamente ostracismo. E questo va bene proprio per niente.

Tanto più, visto e considerato che il sottoscritto non ha il vezzo di servirsi d’espressioni violente ed ingiuriose cadendo nel più becero turpiloquio, scoccia davvero parecchio.

Il fatto di non essere l’unico incorso in un “inconveniente” simile non è una consolazione. Tantissimi conoscenti sono stati costretti ad aprire un secondo se non addirittura terzo profilo, con intestazioni aventi differenze anche minime.

Non occorre aggiungere altro. Solo che se quanto pubblicato sullo schieratissimo “social” non riporta quanto gli fa comodo, tanti saluti.

Viva la libertà di pensiero nonché d’espressione.


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