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“Between the stimulus and the response there is a space and in that space lies our power and our freedom.” (Victor Frankle)
Se c’è una cosa che ci ha insegnato il Covid-19, volenti o nolenti, è che non è vero che in quest’epoca si può vivere solo a ritmi frenetici e stressanti. E non è mica poco. Quando ci ritroveremo a Capodanno tutti attorno a un tavolo, auspicabilmente senza mascherine né distanziamenti, e faremo il bilancio di un anno che non vediamo l’ora di buttarci alle spalle, penso che questo insegnamento sia una delle poche perle di cui farò tesoro e conserverò anche nel 2021.
Zygmunt Bauman, sociologo polacco, definisce la società di oggi “liquida”, dove tutto scorre velocemente e non c’è tempo per nulla: una società dei consumi che spinge a buttare piuttosto che a riparare e dove perfino l’amore non ha più tempo del desiderio, in cui per definizione è intrinseco il concetto di attesa, e si riduce talvolta al mero soddisfacimento immediato di una voglia.
Che i tempi però stiano cambiando, lo dimostrano anche gli economisti e gli ambientalisti, che sempre più sono inclini a parlare di sistema “circolare”, che si fonda sul recupero e riutilizzo dei beni affinché nulla sia sprecato. E in questa estate, dal sapore tipicamente italiano, in cui il tempo mi sembra scorrere a rallentatore, mi domando perché finora ci abbia fatto tanto comodo correre per lamentarci di non avere tempo, sentirsi liberi di fare ciò che vogliamo ma schiavi di un tempo tiranno.
Penso che in tutto questo qualcuno ci abbia guadagnato. Ma chi? In apparenza tutti, in sostanza nessuno.
In questo periodo mi è capitato di leggere molti libri e, in uno di questi di cui non ricordo più il titolo – doveva essere un libro sullo yin yoga – mi sono imbattuta in questa frase: “Tra lo stimolo e la risposta c’è uno spazio ed è lì che risiede il nostro potere e la nostra libertà”.
Ovviamente, si tratta di uno spazio temporale. La società, la pubblicità ed il nostro stile di vita, tutto finora ci ha spinto a ridurre, se non addirittura ad annullare, i nostri tempi di reazione a qualsiasi stimolo. Non siamo certo una generazione paziente, anzi ci è inculcata l’idea che se non prendiamo quel treno, è perso per sempre. Questo gioca certamente a favore di una società consumistica, in cui, inculcata una voglia, il consumatore provvede a soddisfarla immediatamente senza porsi troppe domande sulla effettiva necessità di acquistare o sostituire l’oggetto in questione. E il consumatore si sente libero di acquistare il prodotto che vuole (o crede di volere) subito, magari digitando un rapido click sulla tastiera e flaggando la spunta di “consegna immediata”.
Perché non mi sono mai fermata a riflettere che proprio perché la vita ci capita e molti dei suoi eventi sono imprevedibili e inevitabili, la nostra libertà e il potere di influire sulla storia della nostra vita stanno nelle scelte che possiamo fare, nelle decisioni che possiamo prendere di come reagire a quanto avviene attorno a noi…e proprio in quello spazio che può essere più o meno lungo, in base a quanto decidiamo noi di riflettere in questo tempo “sospeso”?
Ai tempi di “azione-reazione”, aggiungiamo un terzo tempo: “azione-riflessione-reazione”. Cosa ci guadagniamo a rallentare? Consapevolezza e libertà di condurre la propria vita indipendentemente da tutto e tutti. Mi pare di avere scoperto l’acqua calda; eppure, dici poco…
Buona Estate.


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