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Con immenso piacere. È un grande piacere. E via discorrendo. Espressioni di uso comune. Formule della quotidianità, cui ricorriamo spesso, senza pensare. Senza darvi peso… Già, ma che cosa è, poi, il piacere?

Per Epicuro, che più di ogni altro pensatore si è concentrato su questo tema, è il fine dell’esistenza umana. Ma l’Edonè, che in latino diviene Voluptas, è una concezione estremamente raffinata, e complessa, del piacere. Che poco o nulla ha a che fare con il semplice appagamento dei sensi. Il famoso verso di Orazio “Io sono un porco del gregge di Epicuro” ha valore ironico. Risponde, con il sorriso leggero proprio del poeta di Venosa, a quelle che erano le volgari accuse che, incolti detrattori, rivolgevano alla Scuola del Giardino.

Il piacere è esperienza della mente. E, per l’altro grande epicureo romano, Lucrezio, sostanzialmente superamento del dolore. Via per raggiungere l’atarassia. L’andare oltre ogni turbamento.

Certo, questo non esclude, a priori, che il piacere passi attraverso i sensi. Purché passi, appunto. Non si fermi lì ; non sia fine a se stesso.

Degustare una pietanza, bere un calice di vino d’annata è un piacere indiscutibile, se vissuto come una forma di conoscenza. Altrimenti diviene solo un abbuffarsi senza senso. Una forma di abiezione. Ed hai un bel volerti presentare, a te stesso innanzitutto, come raffinato gourmet. Il pantano maleodorante e le unghie di Cerbero, il Gran Vermo, ti aspettano. Insieme a Ciacco, il crapulone del VI canto dell’Inferno.

D’annunzio ha dedicato a il Piacere il suo primo e più famoso romanzo. In apparenza il piacere coincide con l’eros. L’appagamento conseguito attraverso la conquista e il possesso della Donna. Ma si tratta di piacere effimero. Di appagamento solo momentaneo. Quello che Andrea Sperelli cerca è altro. Anche se non riesce a portare tale ricerca compiutamente a coscienza. Elena e Maria sono due polarità di un amore cosmico, che egli insegue vanamente. E, alla fine, si ritrova solo. Disperato. Peggio: vinto. Non ha saputo trasformare il piacere dei sensi in un’esperienza superiore. Non ha saputo andare oltre.

Quando non si va oltre, il piacere diviene solo un modo per stordirsi. Per cercare di fugare la noia. Ma, per paradosso, è esso stesso una forma della noia. Come comprese, prima di tutti, ancora Leopardi.

Non si tratta di elucubrazioni cervellotiche. Un bicchiere di vino, una carezza, un bacio. Piaceri semplici. Che, però, rappresentano una lama a doppio taglio. Può ferirti mortalmente. Oppure uccidere il drago. Dipende da come la usi. O meglio dipende se la usi o se la subisci. La differenza sta solo in questo. Ma è una differenza che può determinare il tuo destino.


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