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La “banda dell’uovo” bazzica le strade di Moncalieri e Torino da mesi.

Questa volta però è andata loro malissimo: hanno colpito la giovane Daisy Osakue, atleta italo-nigeriana primatista under 23 del lancio del disco, che ha riportato un’abrasione della cornea con versamento di liquido sulla retina per cui (fortunatamente) saranno sufficienti un po’ di cortisone e riposo.
I carabinieri stanno indagando, non confermano (né smentiscono) il movente razziale ma Daisy è convinta si tratti proprio di quello:

“Credo che sia un episodio di razzismo – ha spiegato – perché in quella zona ci sono prostitute di colore e mi hanno scambiata per una di loro. Quei vigliacchi pensavano che fosse una di quelle ragazze che non li avrebbe denunciati”.

Fa piacere che le forze dell’ordine si siano finalmente attivate. Non siamo in presenza di armi di distruzione di massa, questo è scontato ma vi assicuro che un uovo lanciato da un’auto in corsa può far male. E non si tratta del primo caso.

Qualche mese fa passeggiavo su corso Moncalieri e, senza che quasi me ne accorgessi, presi un uovo in pieno seno destro. Ve lo assicuro, ha fatto male. Malissimo.
Non ho denunciato. Anche perché suvvia, ve l’immaginate la scena?

Poi mi sono informata e scoperto che c’erano già stati diversi episodi riconducibili al lancio di uova. Non solo a Torino. Questi poveracci bazzicano zone frequentate da omosessuali, prostitute, immigrati e colpiscono perché è divertente, tanto divertente.
Sempre di notte: manciate di razzisti, omofobi e misogini che si nascondono.

Stigmatizzare è nostro dovere. Strumentalizzare un po’ meno.
E se è vero che negli ultimi tempi c’è stata un’escalation preoccupante di episodi riconducibili all’odio razziale, è anche vero che parlare di Daisy Osakue come di una campionessa italiana “selvaggiamente picchiata” è disinformazione.
Daisy è stata colpita all’occhio da un uovo lanciato da un’auto in corsa.

Questo stato perenne da scontro Guelfi/Ghibellini sta trasformandoci in pappagalli che si beccano a colpi di hashtag. Non pensiamo. Siamo tutti discalculici che risolvono equazioni.
La comprensione del testo (in accezione semiotica) viene ripudiata a favor di slogan.
Così l’uovo assume le vesti di significante, feticcio a sostegno di un concetto molto più ampio: la discriminazione.


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