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Che la democrazia sia una forma ipocrita di dittatura lo dicevamo in tempi lontani, venendo confermati anno dopo anno fino alla esplicita dimostrazione di questi giorni.

Di fronte al tracollo della credibilità delle élite tecnico-finanziarie, sostenute da una sinistra che ha tradito il popolo e le sue istanze, e la massiccia rappresentanza sovranista che sta conquistando spazi, credibilità, fiducia e autorevolezza, il potere ha iniziato la sua campagna persecutoria contro il dissenso e la libertà di espressione. La democrazia, questa superstizione politica che pretende di incarnare il massimo bene e la più ampia opportunità di pensiero, è all’attacco della parola.

La cricca dei mercanti di Bruxelles, con il sostegno degli apparati burocratici e dei controllori informatici annidati nelle stanze blindate – per paura e non per vergogna – dell’Unione Europea, da alcuni giorni hanno scatenato la caccia ai critici del sistema, a tutti coloro che si oppongono con la sola forza dell’esempio e della presenza alle menzogne, ai tradimenti e alle mistificazioni di una realtà propagandata come migliore, e invece manifestazione della peggiore oppressione dei popoli nella propria autonomia economica, nel loro retaggio storico, nella loro specifica cultura e nella loro speciale identità.

I sistemi totalitari, con aristocratica violenza, incarcerano i dissidenti, magari li condannano a morte, riconoscendo dignità ai propri nemici. Il dispotismo democratico, con plebeo viscidume, si insinua dal buco della serratura dei social, e pretende con vile escamotage delle pezze di appoggio alla sua vergognosa volontà censoria. E allora, prima disabilita decine di account di Facebook e poi, in concomitante sopruso, pretende che il pensiero e lo scritto che riguarda la politica non conformista sia sottoposto ad un fantomatico apparato preposto a distribuire autorizzazioni. Della serie, dimmi cosa pensi e poi decido io se puoi esprimerlo.

Gli scagnozzi di Facebook colpiscono ad ampio raggio – dalla satira alla storia, dalla sessualità alle genetica, dall’etnologia alla sociologia – setacciando ogni minima devianza dal pensiero unico omologato.

Silenzio assoluto da parte dei pennivendoli di regime – che già personalmente mi inondano di comunicati a difesa della libertà se solo uno dei loro sodali viene mandato a fanculo o affrontato con un tono di voce più alto – contenti che il mutismo possa regnare e il contraddittorio venga silenziato, dando più spazio e franchigia alle loro quotidiane manipolazioni. Chi nasce servo, non sarà mai padrone.

C’è un però in tutta questa diatriba. Mi pare Isaia, ma l’autore è secondario, disse “Attenti alla collera dei mansueti”. Non è una minaccia, ma una biblica profezia.


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