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Era un giorno soleggiato di inizio anno quello in cui andavo a trovare la zia che, dopo la caduta ed il ricovero in Ospedale, era tornata a casa e viveva con una badante.

Al mio arrivo quest’ultima girava per la casa cercando un fisciù. “Si così lo chiama la zia” ripeteva.

Di sicuro tutti ora diranno “Ma certo, io lo so cosa è un fisciù, tutti lo sanno”.

Beh, la badante ucraina non lo sapeva e nemmeno io, che la guardavo un po’ attonita mentre vagava per ritornare con un fazzolettone di lana con cui provvedeva a coprire le spalle della zia.

Io l’avevo preso per un neologismo o una stramberia e mi complimentavo entusiasta per la fantasia.

Era un giorno soleggiato di inizio autunno e viaggiavo verso il mare ascoltando il mio nuovo audiolibro: Jane Eyre di Charlotte Bronte di Emons Audiolibri, letto da Alba Rohrwacher, vagamente divertita dalla voce dall’accento un po’ nostrano della lettrice, cui mi ero affezionata dopo poche parole pur non riuscendo bene a collegare tale voce con quella della bimba inglese di dieci anni protagonista della storia.

Mi immedesimavo nelle vicende di questa piccola, vittima di quello che oggi potremmo chiamare “bullismo” o meglio “mobbing familiare”.

Ero totalmente immersa nell’amabile fraseggio del racconto, nel sapiente e multiforme uso degli aggettivi, nella capacità dell’autrice di caratterizzare i personaggi di tempra ormai perduta e non senza un po’ di sollievo apprendevo che la piccolina si era stabilita in un Istituto, allontanandosi così da quella terribile famiglia affidataria, quando una frase di rimprovero ad una insegnante del Direttore dell’Istituto mi colpiva come un fulmine:

Le ragazze cambiano il fisciù due volte la settimana!

Ma allora questa parola esiste davvero!

A questo punto non mi restava che cercare il significato fornito dall’Enciclopedia Treccani:

fisciù s. m. [dal francese fichu, sostantivazione di fichu participio passato di ficher «ficcare»: propriamente «messo in fretta, alla meglio»]. – Fazzoletto di forma triangolare, con gale o frange, di stoffa leggera o di lana, di seta o di merletto, usato dalle donne, specialmente nel passato, come elegante drappeggio per coprire le spalle e il petto.

Di sicuro tutti ora diranno “Ma certo, tutti lo sanno”.

Beh io non lo sapevo e ne sono stata sorpresa.
E mi incanto quando penso che le persone e gli anziani in particolar modo, come pure i libri datati, hanno sempre qualcosa da insegnare a chi crede che ogni giorno sia un giorno buono per imparare in questo nostro presente così malato di autoreferenzialità.

E quando tornerà di moda il fisciù non venite a dirmi che lo avevate previsto!


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